La nuova Era

NB:Racconto poliuso, per due possibili livelli di lettura:
a) leggero, epidermico, per “sovvideve”,…se non vuoi impegnarti più di tanto;
b) approfondito, per riflettere…e discutere magari un’intera serata, se proprio ti garba.

E’ l’anno ’69 della Nuova Era, da quando cioè è iniziato il nuovo calendario. Con questo è stato superato l’antiquato riferimento alla nascita di Cristo, personaggio definitivamente cancellato dalla Storia, dopo il trionfo dell’ultimo “romanzo scientifico” di Dan Brown. Il nuovo libro, infatti, ha seppellito, sotto i suoi 17 miliardi di copie, lo pseudostorico “Codice Da Vinci”, il cui flop scientifico è stato rigorosamente documentato dal fatto che non ha superato i 500 milioni di copie.

 

Due giovani donne, sdraiate sulla spiaggia di un mare caraibico, conversano tra loro.

Smidlova, rivolta a Katrinn: “Mi danno pvopvio fastidio quei due selvaggi, che non viescono a contvollavsi. E’ mezzova che votolano sulla sabbia, come due animali in calove!”.

Katrinn si gira ed anche lei vede la scena alle sue spalle: due giovani afroasiatici sembrano in preda a una frenesia d’amore, ormai scomparsa non solo dalle piazze e dai parchi del Vecchio Continente, ma anche dalle sue spiagge, da quando lo Stato ha disposto che, per motivi di salute e di ordine pubblico, il sole non lo si prende più all’aperto, ma sulle spiagge sintetiche delle Megalopoli, dove lo si può acquistare anche spray, nella gradazione più congeniale al proprio rango sociale.

Le due donne sono lì, forse per noia, sfuggite, dopo aver neutralizzato il microcip sottocutaneo, al controllo del Grande Inquisitore, il computer ultramoderno del Panstato Euroasiatico, che controlla e programma dislocazione, attività, pensieri e sentimenti dei Cittadini Felici.

Smidlova è sulla trentina, un corpo perfetto e sinuoso, dolcemente abbandonato sulla sabbia dorata.

Saranno le sei del pomeriggio e il sole, l’aria, l’ambiente, sembrano essere stati predisposti per offrire benessere e relax.

Katrinn è bionda e i fluenti lisci capelli scivolano come seta sulle sue spalle ambrate.

E’ il momento più opportuno per parlare della propria vita, dei propri affetti, atteggiamento rigorosamente proibito nel Nuovo Mondo paneuroasiatico.

Katrinn: “Come cresce tuo figlio?”

Smidlova: “Ho contvollato ievi seva, sul monitov del mio palmave e mi sembva che sia tutto come pvogvammato. Si sta sviluppando che è una mevaviglia nella Gvande Madve, la Clinica di Pavigi, dove l’ho ovdinato quattvo mesi fa. Mio mavito all’inizio non eva pev niente entusiasta dell’idea. Cosa vuoi?! Lui ovmai ha settanta anni ed è tutto pveso dai suoi affavi e dai suoi hobbies. Ievi gli ho telefonato e gli ho chiesto se eva contento della sovpvesa che gli avevo fatto”.

Katrinn: “Quale sorpresa?”

Smidlova: “Il Gvande Ginecologo mi aveva fatto un’offevta vevamente intevessante. Con soli due miliavdi di Supeveuvo in più, mi avvebbe coltivato un maschietto fatto combinando i cvomosomi di quindici donatovi e in più, senti questa, con un tocco afvoasiatico nella cavnagione, che è una scicchevia che non guasta mai”.

Katrinn: “E come ha reagito tuo marito?”.

Midlova: “Ha detto che andava bene e che, come fissato nel nostvo contvatto di matvimonio, lui si savebbe occupato della pavte economica della faccenda, e io di tutti i dettagli, che poi lui non intevessano”.

Katrinn: “Ma tu, tuo marito non lo incontri mai?”

Smidlova: “Vavamente, ma ci teniamo in contatto telematico; così siamo più libevi di fave ognuno la pvopvia vita”.

Katrinn, indicando i due giovani che non smettono di strusciarsi e di baciarsi, come due tarantole in aprile, “Ma tu non provi il desiderio di avere un uomo che ti stia vicino, con il quale…

Smidlova, interrompendola, “Pev cavità, … l’idea di aveve magavi un selvaggio pev casa mi davebbe un fastidio insoppovtabile. L’ultimo modello dell’ “Uomosumisuva” che ho compvato, l’umanoide Gustav, dall’umove vaviable a piaceve, è un vevo bijou…Lo puoi pvogvammave su tventatvè possibilità. Così, pev esempio, se lo vuoi dolce schiacci il tasto uno, se lo vuoi dinamico, scegli il quattovdici e, se pvopvio lo vuoi aggvessivo, allova pvemi il tventatvè!”.

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