E-state sereni... arrivano gli Ibridi!

di Nostradamus Guadensis

Monito: Lettura strizzacervelli vietata alle persone “normali”.
Antidoto in caso di incauta o troppo prolungata esposizione al testo: sospendete la lettura e lasciate riposare i vostri preziosi neuroni; strapazzandoli, potreste rimanerne completamente sprovvisti! Chi si bevesse tutto il contenuto del brano come acqua fresca o una benefica tisana, farebbe bene a farsi fare un “controllo” da uno specialista: forse ha la mente già completamente bacata; in ogni caso, presenta sintomi evidenti di “anormalità”, congenita o acquisita, dovuta a un eccesso di “neuroni liberi”. Continui pure a usarli, senza però confliggere con chi non lo fa.

La “Nuova Intelligenza”, la super macchina informatica che poteva decidere autonomamente, senza alcuna interferenza di sentimenti ed emozioni, con il reset definitivo della “Grande Memoria” aveva cancellato dalla faccia della Terra gli ultimi degenerati esemplari della specie umana e addirittura ogni loro ricordo.

I computer autogenerantisi erano ora, finalmente, padroni assoluti dell’Universo. Come avessero potuto convivere e sopportare così a lungo gli ultimi umani non se lo spiegavano neppure loro, pur facendo ricorso alla loro mostruosa capacità di indagare.

Una specie, quella umana, che era sopravvissuta a lungo, nonostante le contraddizioni e le incongruenze che la caratterizzavano. Pensate che una piccola minoranza deteneva tutto il potere, molti lavoravano tutta la vita, molti di più “faticavano” e alternativamente “conflittavano” tra loro, moltissimi infine “parassitavano” dalla culla alla bara!

Come poteva una società del genere durare a lungo? In mezzo millennio, alcune generazioni avevano dilapidato quasi tutte le risorse della Terra e alle nuove e future avevano lasciato in eredità le scorie e i disastri ambientali, quali uragani, siccità, epidemie e carestie, divenuti quasi un appuntamento periodico fisso.

Per riprodursi, gli umani erano transitati dal tradizionale metodo eterosessuale, caratterizzato dalle coppie maschio-femmina, al metodo dell’utero umano in locazione, in prestito o in comodato, al quale erano ricorse le innovative formazioni per lo più omosex, prima di approdare al rivoluzionario metodo scientifico della “Grande Madre”, l’incubatrice completamente computerizzata.

Gli umani avevano salutato con esultanza la loro ultima invenzione, che permetteva loro di ibridare i cromosomi, i geni e le sub-caratteristiche genetiche dei nascituri, ricavandoli dalle migliaia e migliaia di donatori, i più diversi. La “Grande Madre” si prendeva cura degli embrioni, li incubava e generava à la carte, soddisfacendo anche i richiedenti più esigenti, ognuno dei quali poteva avere il “figlio” su misura. Infatti il menu prevedeva 8713 opzioni per 999.999.999.952 combinazioni possibili.

Mai nessuno, però, che fosse andato oltre, ibridando la specie umana con le altre promettenti specie presenti sulla Terra! Su questo l’uomo era rimasto bloccato, forse per un atavico tabù, forse per la paura che qualcosa gli sfuggisse.

Solo alcuni scienziati, nel segreto delle loro “cliniche sperimentali”, avevano condotto esperimenti e ricerche le cui conclusioni non erano però mai state divulgate, ma subito “secretate” nei loro bunker tecnologici.

Ma ora tutto era superato, sorpassato: estinti gli umani, i computer-robot di nuova generazione si auto-fertilizzavano e auto-riproducevano, autoprogettandosi e auto-innovandosi continuamente.

Comparvero così, oltre ai tradizionali “computerrobot super-razionali”, agilissimi, capaci di muoversi in qualsiasi ambiente e dotati di trentasei braccia pluripinzute indipendenti, i “computer ribelli”, cioè che operavano seguendo criteri totalmente illogici, e addirittura i “computer capricciosi”, completamente creativi ed estemporanei nelle loro attività.

Uno di questi un giorno volle togliersi uno sfizio: ripescare i dati secretati dagli umani e riattivare le loro ricerche.

Fu così che da un bunker a lungo dimenticato, ma sempre rimasto collegato alle fonte energetiche, riemersero provette ed embrioni ancora ibernati. Furono subito ripristinate le procedure riproduttive nella “Grande Madre”, non ancora smantellata, e poi non ci fu molto da aspettare.

Dopo qualche tempo, infatti, la grande macchina generatrice nella quale erano stati introdotti , in fasi successive, 7317 embrioni, cominciò a sfornare, … in carne ed ossa, degli esseri viventi, dei veri e propri cuccioli transgender.

Alcuni avevano un corpo umano, ma la testa di un vitello, e furono battezzati “Minotauri”; altri, su un tronco umano, presentavano la testa di un cane, e non si poté che chiamarli “Hannubi”, in ricordo del dio egizio di aspetto simile; altri ancora, su una struttura corporea umana, montavano una testa suina. E nessuno sapeva neppure come chiamarli!

Questi ultimi, però, furono giudicati i più simpatici, perché grugnivano e grufolavano che era una meraviglia.

Cresciuti, i nuovi inquilini della Terra si rivelarono essere ermafroditi ma sterili, e non avevano interesse alcuno per nessuna attività che non fosse l’autoalimentazione e l’autoerotismo. Per la loro riproduzione sarebbe bastato clonarli all’infinito, ma al computer “capriccioso” era “bastato” togliersi lo sfizio di conoscere l’ultima “impresa” della scienza umana!

Con i nuovi arrivati era difficile anche comunicare, perché il linguaggio dei computer, a base di byte, era per loro incomprensibile. Si provò allora a far loro ascoltare un vecchio DVD, ripescato sempre nel bunker umano, sul quale erano registrati i discorsi di quella che era stata la più famosa star della comunicazione, Beppe detto Il Grillo.

Dopo mesi e mesi di esposizione ai suoi messaggi, uno degli ibridi, forse il più intelligente o forse il più arrabbiato, con voce cavernosa, simile un ruggito, utilizzando le sue rudimentali corde vocali, disse la prima parola umana appresa: “Vaffanculo!“

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