Ah sì ’a go!

di Piersilvio Brotto

 

“La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato” aveva detto l’Uomo al Creatore, quando era stato scoperto a rubare le mele.

Che meraviglia c’era se ora, interrogato su un Dono troppo vistoso al Creatore, un assortimento di formaggi marchiati e firmati, si difendeva addossando nuovamente tutta la responsabilità alla Donna?!

Vano era stato il tentativo di scoprire la verità sull’accaduto affidando la ricerca-indagine a un Uomo!1

Gli Angeli sarebbero stati più imparziali: essi infatti avevano sempre svolto le loro missioni in modo puntuale, preciso. Visto che nel cesto delle prelibatezze consegnate al Creatore c’era anche un bel pezzo di formaggio molto gustoso, dalla pasta estremamente compatta ma quasi anonimo, perché sullo scalzo si riusciva a indovinare appena un “… GO” finale, in Paradiso si pensò di affidare a due Angeli un’ulteriore verifica.

Fu così che un mattino di Maggio due figure leggiadre, vestite di bianco, si presentarono all’ingresso di una delle fattorie della piccola Mesopotamia, la Terra delle Risorgive 2, tenendo in mano un campione del formaggio misterioso.

Suonarono il campanello una, due, tre volte. Dopo un po’ una donna anziana, spettinata, si affacciò alla finestra e chiese: ”Cossa voìo?”

Poi, senza attendere risposta: “Toni, xò ghe xé du singani, con colcossa in man!”

No’ sta’ vèrdarghe, dighe che i vaga laorare, ‘sti diìnquenti!” si sentì anche dalla strada!

Inutilmente i due cercarono di mostrare quello che avevano con sé: il portone rimase chiuso e un giro ulteriore di catenaccio fu la risposta definitiva.

I due viandanti ripresero a camminare nell’amena campagna: un rivolo d’acqua fresca e limpida solcava il terreno lungo la stradina e sui suoi bordi erano in fiore vistosi giaggioli.

Dopo una curva apparve un’altra fattoria. Anche qui i due messaggeri suonarono e fecero un bel sorriso alla giovane donna che aprì la porta di casa. Lei li vide, ma subito rientrò per ricomparire dopo un po’ con due grosse monete.

Mentre le consegnava, senza neppure ascoltarli, si giustificava: “No xé mia cativeria; xé sta qua on altro anca ieri. Grassie, ma proprio no me serve gnente! Bon dì!”

I due rimasero di stucco e neppure sapevano dove mettere le scintillanti offerte ricevute. Mentre si

accingevano a riprendere il cammino, sentirono la donna che si giustificava con qualcun altro: “I gera du vu’ cumprà, du bei tusi, i me ga fato proprio pecà…”.

Dopo aver percorso un altro lungo tratto di strada, sotto un sole che cominciava a picchiare, e aver trascurato alcune case senza fienile, si presentarono ad un’azienda con molte vacche e vitelli rinchiusi in un ampio recinto all’aperto.

Sul cancello, all’ingresso della fattoria, c’era un cartello con scritto: “Non si apre ai Testimoni di Geova”. I due suonarono, come al solito, ma, appena li vide, un uomo che stava dando del mangime agli animali così li apostrofò:

"Gavìo leto el carteo? No me interessa i discursi dei Testimoni de Genova!” Detto ciò, riprese a governare il bestiame.

I due abbassarono il capo e ripresero il cammino.

Cammina, cammina, arrivarono ai piedi della collina e decisero di esplorare anche quella.

Lì le case erano meno frequenti e la salita avrebbe fatto venire il fiatone anche a un baldo giovanotto, ma i due non sentivano il peso della carne e la percorsero tutta d’un fiato.

Alla fine si trovarono in un’altra piccola pianura, un autentico Altopiano.

Qui le stalle erano minuscole e le mucche pascolavano placidamente sui prati. Decisero di presentarsi alla fattoria più prossima, sulla sommità della collina.

Non fecero neppure in tempo a cercare un campanello che un uomo sulla cinquantina premurosamente chiese se volevano comprare formaggio o ricotta.

I due mostrarono il campione di formaggio che avevano con sé. L’uomo lo rigirò fra le mani, lo annusò e ne assaggiò un pezzettino e poi, tutto raggiante sentenziò: “Ah sì ’a go!” (traduzione: Ah sì, ce l’ho la forma stagionata!)

Senza ulteriori preamboli li portò nella casara e domandò: “Quanto?”. I due gli consegnarono tutto il denaro che avevano, le due grosse monete, e ricevettero in cambio un pezzo di formaggio, a forma di spicchio, ricavato direttamente dalla forma, simile al campione consegnato.

Un bel sorriso reciproco servì da ringraziamento e da saluto.

Appena furono nuovamente soli e per strada cominciarono a ripetersi l’un l’altro il nome del formaggio acquistato. Il suono era chiaro, ma la scrittura?!

Per non dimenticare né il nome né il posto dove l’avevano trovato, presero un pezzo di carbone

e scrissero ripetutamente sulle rocce lungo la strada le sillabe:

“A SI A GO”, “A SI A GO”, “A SI A GO”.

Tutti quelli che passavano, se sapevano leggere, non potevano che pronunciare “ASIAGO”,

esattamente com’era scritto nei cartelli stradali che dopo alcune curve campeggiavano ben in

vista e che anche i due “ricercatori” videro.

Si chiesero allora se avevano capito bene e il perché di questa curiosa assonanza tra un luogo

ameno e un gustoso alimento. Non riuscendo a raccapezzarsi, non restò loro che la soluzione di riferire l’esito della loro missione a Chi li aveva inviati!

 

NOTA BENE:

Il racconto dal titolo “Ah sì ‘a go”, di tipo biblico-mitologico, ha lo scopo di introdurre piacevolmente alla trattazione della complessa e interessantissima storia delle Latterie Vicentine, nate nel 1886 e rinate nel 2001.

Il libro "LATTERIE VICENTINE IERI, OGGI, DOMANI" (vedi copertina accanto), appena pubblicato, si può visionare e consultare presso la Biblioteca comunale di San Pietro in Gu e anche acquistare presso lo Spaccio di prodotti caseari di Latterie Vicentine, a Bressanvido.

a sì a go

 

1. La prima ricerca-indagine ha per titolo “Il Grana Padano…in PARADISO!”, Bozzetto editore, 2013.

2. Si tratta di 10 Comuni, compresi tra i fiumi Astico e Brenta: San Pietro in Gu, Gazzo, Grantorto, Carmignano, Pozzoleone, Quinto, Bolzano, Bressanvido, Sandrigo, Schiavon.

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