di Piersilvio Brotto
Dopo essere stati cacciati dal Paradiso terrestre l’Uomo e la Donna vagarono a lungo in cerca di una terra che li ospitasse. Negli occhi e nella mente avevano sempre impressa l’immagine dell’Eden, dove non avrebbero mai più potuto tornare.
Cammina, cammina, attraversarono le terre aride dell’Africa, i deserti e i monti dell’Asia, senza mai incontrare un posto ove sentirsi a casa propria.
Erano ormai stanchi e sfiduciati nel loro peregrinare, quando videro in lontananza una terra diversa dalle precedenti.
Si misero ad esplorarla: attraversarono fitte foreste e vaste praterie, superarono fiumi e catene montuose, ma non riuscirono a trovare nulla che assomigliasse, anche lontanamente, al loro amato Eden.
Ormai erano esausti e stavano per ritornare sui loro passi, quando passarono per caso attraverso una piccola pianura compresa tra due fiumi e circondata da una corona di monti, le cui cime erano imbiancate di neve.
Il sole splendeva nel cielo e lentamente scioglieva la neve, che formava prima dei rigagnoli e poi dei ruscelli che attraversavano e abbeveravano tutta la parte pianeggiante.
L’erba vi cresceva rigogliosa, verde e ricoperta di fresca rugiada.
L’Uomo guardò la Donna e nel suo volto, dopo tanto tempo, scorse un sorriso di soddisfazione.
Entrambi stavano pensando che quella era la terra che cercavano, quando si accorsero che qualcun altro era arrivato lì prima di loro.
Si trattava, a dire il vero, solo di un animale, che avevano già visto nell’Eden e che, come loro, aveva dovuto andarsene, anche se per altre ragioni.
L’Uomo se ne ricordò perché, con disprezzo, lo aveva chiamato “Vacca”, sottolineando che era una femmina.
Lei ora se ne stava lì, a brucare.
Ogni tanto alzava la testa, guardava le montagne, poi riprendeva a riempirsi lo stomaco di trifoglio, di tarassaco e di erba medica.

Alla fine andava verso una pozza dove l’acqua sgorgava fresca e limpida e ne beveva a volontà, con vero piacere.
L’Uomo si vergognò, perché si ricordò che era stato proprio lui a chiamarla in quel modo indecente, quando il Creatore l’aveva incaricato di dare un nome a tutti gli esseri viventi.
Si avvicinò all’animale, il quale non dimostrò né sorpresa né rabbia nel rivederlo e da quel giorno, senza fare tanti discorsi, cominciarono a vivere l’uno accanto all’altra, anzi addirittura a collaborare nel loro esilio.
L’Uomo, imitando il verso dell’animale, da allora lo chiamò “Muuhcca”, scartando la parte anteriore del nome precedente e conservando quella posteriore, dove stavano anche le mammelle, così ricche di latte.
Costruì per lei un comodo riparo contro la pioggia invernale e il sole estivo e la nutriva anche con fieno croccante, quando il gelo o la neve le impedivano di brucare l’erba.
La Muuhcca gli donava il latte che produceva con tanta abbondanza da sfamare, non solo il suo vitellino, ma anche la famiglia dell’Uomo.
Quando “gliene avanzava”, la Donna non aveva il coraggio di buttarlo: di notte lo metteva a riposare sotto le stelle e la mattina seguente utilizzava la parte più densa, che lei chiamava “Panna”, per cuocere i semi raccolti nel campo.
L’Uomo, la Donna e la Muuhcca vivevano contenti e sereni e ognuno traeva vantaggio dalla collaborazione reciproca.
Per sé l’Uomo aveva pure costruito un riparo, in riva a un ruscello, vicino a una risorgiva e aveva scoperto che anche l’acqua, nella sua umiltà e abbondanza, era una benedizione.
Non solo faceva crescere rigogliosa l’erba e in abbondanza i semi nel campo, ma, scorrendo, faceva muovere le pale del suo mulino e così macinava per lui.
La Donna intanto, scaldando il latte, aveva scoperto come ottenere il “Formaggio”.
L’Uomo lo raccoglieva con le sue mani e lo pressava in una forma di legno, nella parte più fresca del suo riparo. In quell’autunno ne produssero così tanto, che ne avanzarono e lo misero da parte per l’inverno. Caspita!
Più invecchiava e più era saporito!
Con il tempo la sua pasta diventava solida e granulosa e l’Uomo allora si ricordò che spettava a lui dargli un nome e, senza mai pentirsene, lo chiamò “Grana”.
Ormai l’Uomo, la Donna e la Muuhcca avevano ogni ben di Dio, come nell’Eden; mancava solo la Sua presenza.
Ormai era passato molto tempo e l’Uomo sentiva il bisogno di scusarsi per quell’increscioso episodio della “Mela rubata”. Così pensò di invitare a pranzo, adesso che si era ben sistemato, nientemeno che il Creatore.
Certo, raccomandò alla Donna che sulla tavola non comparissero le carni delle altre creature e neppure le maledette mele, che potevano risvegliare cattivi ricordi.
Come l’Uomo abbia fatto ad inoltrare l’invito, non si sa. Fatto sta che il Creatore si presentò al gran convitto. L’Uomo e la Donna erano molto emozionati e ci tenevano molto a fare bella figura e a non commettere errori di sorta.
Per primo prepararono un piatto a base di semi di cereali macinati nel loro mulino e cotti nella Panna e nel Burro: era un autentico Pasticcio, sul quale la mano della Donna fece cadere, come candida neve, un’abbondante grattugiata di Grana stravecchio.
Il Creatore mostrò di gradire molto la sostanziosa pietanza, che da sola lo aveva quasi saziato, ma subito dopo arrivò la seconda portata: una morbida Polenta fumante faceva da letto a piccoli tranci assortiti di Formaggio fresco, mezzano stravecchio. Vi assicuro che, dopo un po’, tutti i piatti dei commensali erano perfettamente puliti.
Il Creatore si complimentò con la Donna e con l’Uomo per la semplice e prelibata ricetta.
Del succo d’uva rossa, fermentato a dovere, accompagnò e innaffiò entrambe le saporite pietanze.
Tutto stava andando per il meglio e il Creatore lodò anche la stretta collaborazione tra l’Uomo e la Muuhcca, collaborazione che pensava di portare ad esempio anche in altri luoghi del Creato.
Ormai il pranzo sembrava concluso, quando la Donna mise sul tavolo un’ultima portata: frutta fresca e Grana stravecchio.
L’Uomo quasi fece un infarto, quando vide sul vassoio dei frutti che sembravano Mele.
Solo quando capì che erano Pere, tirò un sospiro di sollievo ed esclamò: “Voi tutti non potete prima sapere, quant’è buono il Formaggio con le Pere!”
Il Creatore guardò con ammirazione quella specie di grosso diamante, granuloso e compatto e con calma lo assaporò insieme con gli spicchi di Pere.
Ne lasciò, del Grana, sul piatto, un pezzettino, forse un terzo, che, disse, desiderava far assaggiare alla sua Famiglia.
L’Uomo allora insistette perché il Creatore accettasse dalla “Cooperativa” un omaggio, per sua Moglie e i suoi figli… Il Creatore sorrise, e neppure tentò di spiegare che in realtà la sua Famiglia era completamente diversa.
Prima di andarsene, l’Illustre Ospite volle salutare la Muuhcca e visitare tutta la zona e si rallegrò per il grande rispetto per l’ambiente.
L’Uomo gli consegnò, come “Cotillon”, un cesto pieno di prelibatezze, tra le quali spiccava il Burro e un bel pezzo, a forma di piramide, di Grana stravecchio.
Quando il Creatore arrivò a casa, i Suoi vollero sapere se avesse mangiato bene.
“Da Dio!”, rispose prontamente il Creatore.
Dopo aver degustato i cibi terrestri, anche Loro insistettero, per sapere dove procurarsene ancora.
Lui, purtroppo, non si era fatto dare l’indirizzo dell’Uomo, ma fu facile scoprirlo, perché, sulla crosta del Formaggio, c’era, marchiato a fuoco, la scritta “Grana Padano” e, ben chiaro, dentro il disegno di un quadrifoglio, la sigla “PD 704 D.O.P.”.
Più chiaro di così! Come più chiaro di così?!
I Tre si guardarono l’un l’altro e un dubbio atroce li assalì: e se si trattava del solito espediente pubblicitario, camuffato da dono?
La credibilità dell’Uomo, occorre dirlo, non era delle migliori!
Non occorreva ricordare e rivangare la storia delle mele rubate nell’Eden, di cui il Padre era stato testimone oculare…!
Anche il Figlio, più di recente, non è che avesse avuto una bella impressione, nel suo viaggio sulla Terra… Basterebbe solo fare qualche nome, per capirci: Erode il Persecutore, Giuda Iscariota il Traditore, Ponzio Pilato il Lavativo, Pietro lo Smemorato, Giuliano l’Apostata…
Era necessario, perciò, fare un’ indagine, per capire la storia e il significato di quel pezzo di formaggio, buono, troppo buono per non suscitare sospetti.
E poi, che cosa stava dietro a quel marchio “Grana Padano”, a quelle sigle da rebus e a quel numero da cabala?
Escluso subito che della faccenda si occupasse il Figlio, toccò alla Terza Persona occuparsi della questione.
Lei non era nuova a missioni del genere. Sapeva come presentarsi, per farsi accogliere e spesso anche ascoltare dall’Uomo, che la descriveva come una Colomba o addirittura come un “Angelo”.
Quello che importava, era arrivare alla mente e al cuore di quella strana creatura chiamata “Uomo” e di questo la Terza Persona era uno specialista, tanto è vero che si diceva fosse uno “Spirito Divino”.
A volte, per far arrivare il Suo Messaggio più direttamente, Lei non disdegnava di usare il sogno che da sempre l’Uomo considerava punto di contatto tra l’al-di-qua e l’Al-Di-Là, cioè tra l’umano e il Divino.
(Il racconto, tratto da un libro in preparazione,
continua…)