di Piersilvio Brotto
Formare la squadra era la cosa più semplice del mondo: i due leader, o che si reputavano tali, tiravano a sorte con le dita, per stabilire chi sceglieva per primo tra i candidati giocatori, i più vari per età, statura e… bravura.
Attorno a loro due si assiepavano i “quasi gladiatori”, ciascuno cercando di attirare l’attenzione di uno dei due: i migliori venivano scelti, a turno, per primi. Gli ultimi a essere nominati erano quelli che giocavano piuttosto maluccio e l’ultimo rimasto talvolta nessuno lo voleva e veniva spesso regalato, come cosa di nessun valore, agli avversari.
Non c’erano magliette o calzoncini per farsi riconoscere: bisognava ogni volta fare un rapido sforzo di memoria e, in ogni caso, in campo si capiva dall’orientamento del corpo quali erano i compagni e quali gli avversari.
Le scarpe erano le più fantasiose, da quelle lucide della domenica, ai sandali con le fibbie, …ai piedi nudi, come mamma li fece, dei più audaci.
Il pallone o presunto tale, passava di piede in piede e spesso finiva in una foresta di gambe da dove non si capiva come potesse uscire.
Anche il campo da calcio era il più vario: poteva essere il cortile della scuola, il campo sportivo dietro la chiesa, ma anche il prato di Menego o il campo dove il frumento era appena stato falciato e le stoppie acuminate ti graffi avano come gatti selvatici.
A segnare la porta bastavano due berretti, qualche maglione o due rametti piantati nel terreno.
La palla vagava da una parte all’altra del campo, inseguita da un nugolo di calciatori che si accanivano, come cani randagi sull’unico osso a disposizione. A quel tempo non costumavano i centrocampisti: i giocatori erano quasi tutti attaccanti, sempre proiettati in avanti, e a difendere la propria porta rimaneva il portiere e magari un marcantonio, di solito poco mobile, che fungeva da terzino.
La partita non aveva una durata prestabilita: si giocava a tempo indeterminato, tanto che, teoricamente, qualcuna potrebbe essere ancora in corso…Normalmente si smetteva o per morte improvvisa di un giocatore o almeno per un incidente alla colonna portante di una delle due squadre.
Altro caso non contemplato, ma sempre possibile, era che arrivasse la sorella o la mamma di qualcuno con qualche ambasceria, tipo: “To pare xe imbestià; vien casa suìto, che te ghè da curare ‘a stàea, farghe leto ae vedee, invenare ‘e vache e darghe el late ai vedeeti!”
Un altro caso molto grave che poteva far cambiare i programmi e portare alla rapida conclusione di una partita era quello del temporale estivo: quando i nuvoloni cominciavano ad accavallarsi minacciosi, neri come spumiglie abbrustolite, da oriente e da occidente, era l’ora di correre a casa “par metare a mucio el fen e rasteare ‘e coe”.
Tolti questi casi estremi, non c’era motivo, men che meno i compiti scolastici, che inducesse a por fine o a sospendere il gioco.
Quando la palla finiva nella propria porta o nelle sue vicinanze, era importante essere lesti a chiamarla “fuori!” o “alta!”. A volte su questo argomento si accendevano discussioni feroci che potevano concludersi con un “mi no xugo pì!”, tanto più tremendo se chi lo diceva era anche il proprietario della palla.
Se alle parole seguivano i fatti, chi si ritirava, raccattava la palla e lasciava tutti gli altri senza… pallone!
A quel punto, o si contrattava una soluzione accettata da tutti o la partita era “decapitata” e la frustrazione poteva essere sfogata solo prendendo a calci qualche barattolo.
Il giorno dopo, però, le squadre si riformavano ex novo e l’avversario di ieri poteva essere il compagno di oggi.
Nuovamente la palla, quasi sempre sgonfi a, cominciava a rotolare, ma raramente aveva la forza di sollevarsi oltre le teste e spesso finiva, come al solito, in un buco, un angolo, da dove mille piedi s’incagnivano a espellerla. Una punizione talvolta risolveva il problema, ma solo momentaneamente. Perdere una partita non era un dramma, perché subito dopo la batosta si potevano riformare, con altri criteri, le squadre e chiunque poteva cancellare, con una successiva vittoria, lo smacco di una precedente sconfitta!