PERCORSI VERI E DIALOGHI VEROSIMILI LUNGO LE VIE DI SAN PIETRO IN GU

di Piersilvio Brotto

Percorso N° 4: Le Risorgive

Tracciato:

Risorgiva del Cimitero – Fontanone del Papa – Molinetto – Ex Comunale, detta Marosticana – Armedòla – Via Chiodo – Fontanoni (El Palazzon) – Bosco – Caffo – Fornaci – Via Poianella – Albereria nord – Poston – Castellaro – Via Cavour – Brigata Julia e Via dei Fanti.

Lunghezza del percorso: Km. 16

Personaggi: Il Professore, la Professoressa di Lettere, Toni, Luca e Tamara (alunni della Scuola Media).

Toni: “Dei, tusi, no’ stemo a far spetare i Professori. Luca, gheto fato ‘sta foto? A semo fortunà, parchè, on mese fa, ‘sta risorgiva qua vissin al Cimitero (1) la jera tuta suta; de sicuro la vena la se jera sugà, parchè piove poco e tuti ciucia, a scomissiare dai aquedoti”.

Immagine1Luca e Tamara, due alunni dell’Istituto Comprensivo, inforcano le loro bici da cross e insieme con Toni, il Professore e la sua collega, una bella bionda sulla quarantina, partono dal loro punto di ritrovo.

Il piccolo gruppo ha come scopo quello di perlustrare il percorso della prossima Pedalata, che avrà per tema le Risorgive.

Il Professore: “Ragazzi, mi raccomando, avanziamo in fila indiana e segnaliamo con il braccio quando giriamo a sinistra!”.

Passiamo per la Piazza, in direzione nord, e al semaforo giriamo a sinistra: è Via Garibaldi.

Percorsi forse cinquecento metri, davanti al grande allevamento di tori e vitelli di Rigon, ci sono delle fossone a destra e a sinistra della strada.

Lì vediamo Toni, l’apripista, scendere rapidamente dalla bici e farci cenno di attendere. Lo osserviamo mentre esamina, spostando l’erba con una scarpa, la riva destra che fiancheggia la strada.

Il Prof.: “Hai perso qualcosa, Toni? Vuoi che ti aiutiamo a cercare?”.

Toni: “Se ve digo cossa che sto sercando, voialtri disì che so’ mato... A go leto in tel libro de Monsignor Castegnaro che el Papa Pio VI, quando ch’el xe ‘ndà a Viena, el xe passà par de qua e ch’el ga fato bevarare i cavai a sta fontana, che da ‘lora tuti ciama “El Fontanon del Papa” (2).

Immagine2Il Prof.: “Se stai cercando le impronte degli zoccoli dei cavalli, sei proprio matto, ma se speri di trovare qualche ferro di cavallo con lo stemma del Papa, sappi che sono già passato io a setacciare la riva!”.

La Professoressa esclama: “Ho la chiara impressione che qui di matti ce ne siano almeno due!” e tutti ci facciamo una sonora risata.

Riprendiamo a pedalare e dopo cinquanta metri la sagoma rosso cupo della casa vecchia di Angelo Chiomento, tipica delle proprietà del Conte Zilio, ci indica che è ora di girare a sinistra.

A metà della stradina, facciamo una piccola sosta e a destra, un po’ all’interno, andiamo a vedere uno slargo del diametro di 5/6 metri, dove sgorga una risorgiva, la terza del nostro percorso (3).

Immagine3Anche questa, come quelle che abbiamo già incontrato, è scarsa d’acqua , ma in compenso c’è una polla ben visibile.

Alla fine di Via Molinetto, a nord delle case dei Costa e di Gervasio Cobalchini, ne sono segnalate delle altre (4), dove sgorga un’acqua limpida limpida.

Tamara: “Professoressa, sicuramente una volta, da qualche parte in questa località, c’era un mulino, sennò perché la Via ha questo nome?!”.

Immagine5La Prof. è felice dell’osservazione, anche se non è in grado di dare una risposta sul “dove”, visto che non è rimasto niente che lo testimoni.

Per procedere, dobbiamo fare a ritroso l’ultimo tratto del percorso, perché l’antica strada, ancora comunale, si perde tra i rovi.

Quando arriviamo all’incrocio con la stradina che ci riporterebbe in Via Garibaldi, il Prof. propone un cambiamento di percorso.

Dice, infatti, di aver visionato una mappa del 1653, con il tracciato di una strada comunale che risalirebbe addirittura ai Romani, e che da qui porta, dritto dritto, a Villa Zilio.

Perplessi, prendiamo a destra, ma dopo un breve tratto ci troviamo in mezzo ad un prato, per fortuna sfalciato da poco.

I Professori e Toni discutono un po’ e poi decidono di proseguire, con le bici per mano, costeggiando la siepe e il fosso ricco d’acqua.

Rapidamente arriviamo dietro Villa Zilio e lì una sbarra di ferro ci fa intuire che l’antica strada romana è stata privatizzata.

Immagine6Dopo una piccola sosta per una foto alla risorgiva (5) accanto alla chiesetta di San Michele, risaliamo in sella e percorriamo in modo rilassato Via Armedola, in direzione di Bolzano Vicentino.

Poco prima di arrivare alla azienda agricola dei Carraro, il Prof. ci addita a destra un fossato che incrocia il maestoso viale delle pioppe di Villa Zilio, per ridursi poi a un rigagnolo in mezzo alla campagna.

Immagine8Lì ha origine un piccolo ruscello (6) ed è possibile osservare l’acqua nascente che, fluendo dal sottosuolo, solleva dolcemente la fine sabbia, formando con essa una specie di ombrellino, di fungo, mentre tutto attorno crescono rigogliose le piante acquatiche.

Arrivati in fondo alla stradina, prima di immetterci nella strada provinciale, ci assicuriamo che alcun automezzo stia sopraggiungendo, poi ci dirigiamo verso Via Chiodo.

Percorsi circa 400 metri di questa via, lasciamo a sinistra la strada verso il centro di Bolzano e teniamo la destra, chiamata Via Fontanoni.

Immagine7Non occorre fare molti passi, che notiamo sulla destra una fossa con acqua sorgiva (7), dove anatre ed anatroccoli la fanno da padroni.

La via è tranquilla, costeggiata ogni tanto da semplici case agricole.

Dopo circa un chilometro, prima di incrociare un’altra via, un’antica mura attira la nostra attenzione, perché è bella, con i suoi mattoni e grossi ciottoli, ma anche così diroccata e precaria che ti da l’idea che possa crollare da un momento all’altro.

Immagine9L’occhio incuriosito osserva oltre la mura e vede un giardino importante e ben tenuto. Più in là, poco visibile a causa delle piante, c’è una specie di palazzo, con colonnato degno delle ville più famose, ma… che disperazione! Il tetto è crollato in tanti punti. Andiamo un po’ più avanti e lo vediamo da dietro: ancora peggio.

Toni: “Tusi, questo xe El Palazzon! El ga minimo sinquesento ani e ‘na volta el jera un paeasso importante Pensè che lo ga comprà uno ch’el voe restaurarlo. Mi no so come ch’el farà. Intanto el se dà da fare col giardin e lo tien come queo de ‘na vila”.

Tamara: “Io preferisco la mia casetta, piccola piccola, ma almeno non ci piove in testa!”.

Subito dietro il complesso del Palazzon, vediamo un’insegna: Via Postumia.

Il Prof.: “Sarebbe interessante percorrere questo tratto dell’Antica Via Postumia, che prosegue poi nel territorio di San Pietro in Gu. Purtroppo, ad un certo punto si finisce in mezzo a un campo e della strada romana non c’è traccia per almeno duecento metri, quanto basta per ostacolare delle amene e tranquille passeggiate in bici”.

Riprendiamo a pedalare verso nord, lungo una strada poco trafficata, fiancheggiata da verdi prati e da un limpido ruscello.

Immagine10A destra, sono segnalate le Risorgive Rigon (8) e Novello (9), ma noi proseguiamo fino al centro abitato di Poianella.

Lì, al bivio, teniamo la destra e poco dopo un’insegna color marrone ci indica la Risorgiva Rossi (10).

Seguiamo le nostre guide, che ci portano a vedere come una risorgiva può diventare un’attrazione turistica.

Immagine12All’ombra di piante maestose, tra sassi e ghiaia, sgorga dell’acqua limpidissima, nella quale sguazzano felici anatre ed oche.

Il proprietario, il Sig. Mario Rossi, ci suggerisce di fare altri cento passi verso l’aperta campagna, per osservare un’autentica meraviglia: all’interno di un semicerchio, profondo oltre due metri, l’acqua “ribolle” e fuoriesce limpida e cristallina, avviandosi poi verso sud (11).

Luca: “Bello spettacolo, ma truccato!”.

Tamara: “Perché?”.

Immagine11Luca: “Non vedi che l’acqua sgorga da dei fori, sicuramente dei tubi!”.

La Prof.: “Luca ha in parte ragione, anche se i tubi servono solo a facilitare la fuoriuscita dell’acqua. Ragazzi, a scuola vi ho spiegato come funzionano le risorgive, secondo il principio dei vasi comunicanti”.

Luca: “Prof., non vorrà mica ripeterci la lezione!”.

Tamara: “Io mi sono portata dietro il foglietto con lo schemino”.

Toni: “Fame vedare!…Mi qua capisso soeo che l’aqua casca da l’alto e la nasse dal basso…”.

La Prof.: “Lo schema semplifica quello che in realtà è più complesso. Quelle che voi, in dialetto, chiamate “vene”, sono le falde acquifere, che possono essere a varie profondità e hanno forma ed estensione variabili. Esse sono il frutto, in questa zona, delle alluvioni e delle divagazioni dell’Astico e, specialmente, del Brenta. Se in Arabia hanno l’oro nero, il petrolio, qui sotto noi abbiamo qualcosa di molto più prezioso, un giacimento di acqua potabile che molti ci invidiano E’ stato calcolato che solo nel bacino del Vicentino ci siano 9 miliardi di metri cubi di acqua”.

Immagine13Luca: “Si può bere quest’acqua, Prof.?… Io voglio berla!” E così dicendo, si avvia lungo la riva piuttosto ripida.

La Prof.: “Attento, Luca, che…”.

La frase non è ancora finita che Luca è già con un piede nell’acqua e vi intinge la gamba fin sopra il ginocchio.

Facciamo catena e lo tiriamo su, mentre lui, spiritoso, dice: “Volevo solo verificare se l’acqua di risorgiva bagna davvero!”.

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Il ragazzo si ripulisce alla meglio e poi riprendiamo a pedalare sotto un sole ormai caldo.

Arrivati in fondo alla via, a sinistra si raggiunge il centro di Poianella, a destra si va verso l’Albereria. Noi ci avviamo a destra.

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Arrivati in territorio di San Pietro in Gu, la cartina del Prof. segnala numerose risorgive lungo la strada e un po’ all’interno, sia sulla sinistra che sulla destra (12): ci conduce a vederle e ce le illustra, con passione e competenza, Tonino Brigo.

L’ultima si trova davanti a casa Bernardi, prima dell’incrocio con la Bassanese (13).

Immagine16Toni ricorda che, quand’era giovane, quest’ultima era veramente ricca d’acqua, che fuoriusciva dai soliti tubi. Ora la falda si è abbassata e si fa fatica a scorgere se l’acqua veramente fluisce dai fori ormai ostruiti.

Il Sig. Umberto Bernardi ci spiega che la situazione è peggiorata anni fa, dopo che sono stati fatti scavi un po’ più a nord, per far passare un metanodotto. Poi gli scavi sono stati riempiti con terra e così lo scorrimento dell’acqua nella falda è stato reso più difficoltoso.

Ci fermiamo poco, perchè Luca è mezzo inzuppato: i suoi calzoni sono nocciola chiaro da una gamba e color cioccolato dall’altra.

Immagine17Percorriamo la Bassanese verso nord, fino ai confini del Comune, poi giriamo a destra, lungo una stradina privata: dietro l’antica casa Baldisseri, osserviamo dove nasce la Ceresina (14), tra un mare di alghe ed erbe lacustri.

Le mucche muggiscono nelle stalle, mentre all’interno dei recinti cavalli e puledri ci osservano incuriositi.

La nostra carovana si dirige verso Via Poston e la percorre in direzione sud.

Immagine18Con una piccola deviazione, percorriamo un suggestivo tratto dell’Antica Postumia (15).

Raggiungiamo casa Donà , casa Zanon e il ruscello dietro la casa di Vittorio Luisotto: è questa una zona segnalata per altre abbondanti sorgenti (16) e la nostra aspettativa non viene delusa.

E’ bello vedere tanta acqua fluire, limpida e tranquilla, in ruscelli fiancheggiati da alberi di varia specie!

Immagine19Prima di giungere al bivio di Castellaro – Vetriani, a destra c’è un incrociarsi di ruscelli ed è segnalata l’ennesima risorgiva (17).

Che San Pietro in Gu abbia tanta acqua, anche nel sottosuolo, l’hanno capito anche altrove, tanto è vero che dopo la rotatoria di Via Cavour ci hanno piazzato un acquedotto che disseta tutta Gazzo e non solo.

Immagine20Toni: “Se anca noaltri fasessimo pagare ‘na picoea tassa, ‘na royalti, on centesimo al litro (ve sembra tanto?), sarissimo pì siori de Paperon de Paperoni!”.

Tutta la zona attorno al manufatto dell’acquedotto è zona di risorgive (18), purtroppo maltenuta, se non abbandonata.

Toni: “Quando che vedo ‘sta disperassion, sto luamaro, m’incasso e me domando parchè no’ semo boni de imparare gnente dai altri, da Onara, che de ‘na paude i ga fato on Parco, o da Bressanvido, che le risorgive i le ga snetà e
dopo i ghe ga picà cartei maron con su scrito el nome, e magari tuto a spese de ‘a Region!”.

Immagine22Il Prof.: “Ragazzi, giriamo a destra e andiamo a vedere cosa sta succedendo nella lottizzazione Casarotto”.

Percorriamo Via Brigata Julia, fiancheggiata da rare case in costruzione, gustandoci il sole ormai caldo della tarda mattinata.

In prossimità di Via dei Fanti, il rumore di una idrovora, proveniente da un cantiere, attira la nostra attenzione.

La Professoressa fa cenno di fermarci e ci accostiamo, bici alla mano, alla recinzione che protegge il cantiere, dove uno scavatore gigantesco sta ultimando il suo lavoro.

Immagine21La buca scavata è enorme, forse 35x20 metri e la profondità raggiunge sicuramente i 3 metri.

Tamara: “Prof., guardi gli strati del terreno, sembrano quelli del dolce semifreddo che ho mangiato ieri, con l’alternarsi di terra, ghiaia, sabbia e di nuovo terra”.

La Prof.: “Importante specialmente lo strato di ghiaia: è quello che permette all’acqua di scorrere nel sottosuolo, per poi riaffiorare nelle risorgive…”

Immagine23Toni: “Se la vena…, oh, la me scusa, signora, …se la falda superficiae la ‘riva fin a gnanca on metro soto tera, mi me domando quanto bona la sia ‘sta aqua con tute quee porcherie che finisse in tei fossi e con tuti quei liquami che qualchedun buta in tei canpi!”

 La Prof.: “ Questo è un discorso delicato, che richiederebbe un po’ di tempo e che dovrebbe essere fatto da persone più competenti di me…

Temo anch’io che una parte di queste sostanze nocive o di questi fertilizzanti, se sparsi in grande quantità, non sia assorbita dalle radici delle piante e finisca nella falda acquifera più superficiale.

Immagine24Anche se i pozzi di questa zona pescano a 10-15 metri di profondità, c’è sempre la possibilità che la falda venga inquinata, magari più a monte.

Qui a San Pietro in Gu c’è, inoltre, una specie di ferita sempre aperta: nella ex cava di ghiaia (19), il laghetto artificiale dove c’è anche la pesca sportiva, sono andati molto in profondità con lo scavo, 25 metri!, e quasi sicuramente la falda acquifera più superficiale è ora in contatto con quella sottostante ed è quello, forse, il punto più vulnerabile di questo territorio”.

Mentre ascoltiamo questi discorsi, vediamo il braccio dello scavatore impennarsi e sentiamo l’operaio che lo aziona imprecare, perchè la benna ha incontrato un ostacolo che le impedisce di avanzare.

Immagine25Dopo vari tentativi, che fanno barcollare paurosamente il mezzo meccanico, lo vediamo estrarre un tronco enorme, molto scuro, ricoperto di limo, che deposita sulla montagnola di ghiaia frutto dello scavo.

Toni: “In tuta ‘a me vita, no’ gaveo mai visto dee piante co ‘e raise così fonde!”.

Un gran fetore, forse di marcio, forse di gas metano, proveniente dallo scavo, ammorba l’aria e induce i ragazzi a tapparsi il naso, mentre Luca esclama: “Ma, Tamara, il dolce che hai mangiato ieri conteneva di sicuro uvi slossi”.

Tutti ridiamo per la battuta un po’ pesante, mentre lo scavatore si accanisce ora su un altro tronco, pescato poco lontano dal primo e che viene estratto a spezzoni.

Il Prof.: “Toni, non si tratta di radici di piante cresciute qui, ma molto probabilmente di tronchi trasportati dalla corrente del Brenta”.

Toni: “Cossa, cossa?!”.

Il Prof.: “Si, Toni, ho letto proprio di recente in un libro che il Fiume Brenta, fino al tempo di Cristo, scorreva molto più ad ovest e che circa duemila anni fa, in occasione di una straordinaria alluvione, ha cambiato corso, spostandosi ad est di otto chilometri e passando proprio per San Pietro in Gu. Vedi quello strato di ghiaia, così ricco di sassi molto grossi: quello è indice di una corrente molto impetuosa, capace di trasportare fin qui i tronchi e i sassi provenienti dalle montagne. I tronchi si saranno sicuramente incagliati in una buca o depositati in un’ansa dove la corrente era meno impetuosa e poi sono rimasti sepolti dalla ghiaia, che il fiume a continuato a trasportare!”.

Luca: “Perché non diamo l’annuncio della scoperta anche alla Scuola? Così, noi ragazzi che abbiamo partecipato alla spedizione potremmo ottenere magari un ‘ottimo’ in geografia! Facciamo anche una foto, in modo da documentare la cosa”.

Il Prof.: “Una foto si fa presto a farla. Luca, vuoi metterti davanti, così documentiamo anche il fatto che ti sei inzuppato i calzoni, cadendo eroicamente nella risorgiva Rossi!”.

Luca: “Prof., è meglio se facciamo una foto solo della mano destra di tutti e cinque gli esploratori, così rimarranno documentati per la storia i polpastrelli delle nostre dita,… che è molto più scientifico!”.

Mentre il Prof. prepara la macchina fotografica per l’autoscatto, Luca sussurra qualcosa nell’orecchio a Tamara e poi, ad alta voce, rivolto al Professore: “Promesso, Prof., che poi mette la foto anche nella bacheca della scuola?!”.

“Promesso!”, risponde il Prof., sbuffando.

Immagine26Detto fatto, viene scattata la foto e poi, visto che ormai sono le dodici passate, si decide di concludere qui la spedizione esplorativa, rimandando ad altra data la visita alla risorgiva dei “Pontesei”, dove nasce la “Matarea” (20) e a quella di Barche, a nord delle case di Fontana e Trevisan (21).

Immagine27Luca e Tamara salutano e se ne vanno, ridacchiando sulle loro bici, mentre i tre adulti rimangono ancora un po’ ad osservare i reperti e a fare qualche altra foto.

In serata, il Prof. porta il rullino a sviluppare e due giorni dopo va a ritirare le foto, per mostrarle alla Preside ed ai Colleghi.

Grande è la sua sorpresa, quando vede il risultato, piuttosto imbarazzante, della prima foto.

Che farà ora il Prof.? Manterrà la promessa fatta a Luca?

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