Premetto: non sono uno scienziato, ma sono molto preoccupato per il futuro delle popolazioni della Terra, specialmente di quelle che vivono in terre rivierasche poco sopra il livello del mare.
Le previsioni degli esperti, infatti, parlano di un innalzamento progressivo del livello dei mari, come conseguenza di un surriscaldamento globale, a sua volta prodotto dall’”effetto serra” causato dall’aumento nell’atmosfera di gas, l’anidride carbonica (CO2) in particolare.

Il mio ragionamento è questo: l’anidride carbonica è prodotta dalla combustione di prodotti fossili come il carbone, il petrolio e i suoi derivati (anche la plastica), ma anche del legno e dei vegetali in genere, e dall’incenerimento dei rifiuti.
E’ necessario perciò ridurre in modo sistematico e significativo la combustione di questi elementi e contemporaneamente fare la cattura e la “neutralizzazione” o la trasformazione dell’anidride carbonica. C’è chi fa questo lavoro in modo sistematico, continuativo ed efficace: le piante, i vegetali, cioè la natura. Occorre perciò un “riorientamento” di tutta l’umanità circa la deforestazione e il disboscamento della Terra. Da alcuni secoli, infatti, specialmente dalla Rivoluzione industriale, l’uomo ha utilizzato per le sue industrie e per l’aumento dei consumi e del suo benessere (caldo nelle case) specialmente la legna, il carbone, il petrolio ed I suoi derivati.
Disboscando e cementificando, l’energia del sole (luce e calore) invece di essere trasformata, attraverso la fotosintesi clorofilliana, in sostanza organica a base di carbonio, rimane prigioniera nell’atmosfera della Terra: l’anidride carbonica stessa ed altri gas serra (ad esempio il metano) formano una specie di coltre che ostacola la dispersione del calore nello spazio. Come conseguenza, la temperatura media negli ultimi due secoli, e specialmente negli ultimi decenni, è progressivamente salita, cambiando radicalmente gli scenari del clima per il prossimo futuro. Le tempeste tropicali saranno sempre più frequenti e violente anche alle nostre latitudini.
La tempesta Vaia lo ha dimostrato: bastano due ore per distruggere il lavoro di decenni!
In attesa che i Governanti e Responsabili a livello mondiale si lascino convincere dai calcoli matematici degli scienziati più che dal consenso di chi vive alla giornata, assumano le decisioni appropriate e le traducano realmente in atto, NOI possiamo e dobbiamo agire nel nostro piccolo, modificando fin da ora il nostro stile di vita e compiendo le azioni utili che sono alla nostra portata, anche se il nostro contributo alla soluzione del problema resterà infinitesimale. Per favorire la cattura della CO2 da parte dei vegetali e delle piante, riduciamo drasticamente la cementificazione e incrementiamo la piantumazione, ovunque sia possibile, nel nostro orto, nel nostro giardino, nei terreni marginali delle nostre aziende agricole, creando anche delle piccole oasi che diversificano e abbelliscono il territorio, senza, per altro, compromettere l’attività agricola.
Se a livello planetario si produrrà più legno, sarà bene prevedere un sempre maggiore suo utilizzo per la fabbricazione di case e di oggetti e per l’isolamento termico e sempre meno per la combustione, perché questa non fa che rigenerare la CO2.
In linea generale, sarà utile usare sempre più l’energia solare invece che il fossile (carbone e petrolio) per i trasporti, il funzionamento delle macchine, ecc, con l’utilizzo generalizzato di motori elettrici o ibridi in terra, in mare, nel cielo.
Anche nell’alimentazione, preferendo i vegetali alle carni, si potrà contribuire alla riduzione della CO2 e dei gas serra nell’atmosfera, ma il discorso sta diventando specialistico, più per esperti che per noi persone comuni.
E allora non rompiamoci la testa, ma facciamo da subito almeno quello che NOI possiamo fare, senza aspettare: piantiamo, piantiamo, piantiamo… Non dimentichiamo che un’insalata di fagioli, aglio, prezzemolo e pomodorini, magari del nostro orticello, condita con olio extravergine di oliva e aceto di vino, è molto più appetitosa e ricca di elementi essenziali per la nostra nutrizione che una bistecca, la cui produzione causa l’emissione di molta anidride carbonica e… metano (dalla pancia dei bovini)!
E che ne dite degli orti sociali attorno alle grandi città, che permettono anche ai “cittadini” di vivere a contatto con la natura, di socializzare e di smaltire tossine?
La conversazione non è finita qui: mi aspetto che altri, più agguerriti di me, rinforzino le mie considerazioni o le contraddicano, con argomentazioni plausibili.
A presto, allora!