Una confessione… complicata

16° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

Una settimana fa, stavo camminando con Tilio lungo la mura che circonda il brolo del prete, quando mi sono accorto dei fichi sul ramo di una pianta che sporgeva proprio sulla stradina. Erano troppo in alto per raggiungerli alzando un braccio.

A casa nostra non ne abbiamo ed ero curioso almeno di toccarli, per capire se erano maturi…

e magari assaggiarli.

Così sono salito sulle spalle di Tilio e ho allungato le mani e … aperto la bocca: erano squisiti, morbidi, dolcissimi, senza nessun osso! Ero un po’ perplesso, ma Tilio ha detto: “Roba mangiatulla, peccato nulla!”.

diario1Dopo aver raggiunto quelli sopra la strada, abbiamo allungato le braccia anche su quelli oltre la mura, dentro il brolo. Ci siamo riempiti la pancia e poi siamo scappati via.

Ci siamo fermati vicino al Municipio, a lavarci le mani alla “ponpa dei poareti”. Abbiamo anche bevuto un po’ d’acqua, perché faceva caldo. Poi siamo andati nel campo sportivo, dietro la chiesa, a giocare a pallone con altri ragazzi.

Rientrando a casa, abbiamo però dovuto correre a calar le braghe in mezzo al mais, perché avevamo mal di pancia.

Tilio ha detto che forse i fichi erano stati benedetti dal prete. Io ho anche pensato allo scherzo, raccontatomi da nonno Francesco, del farmacista che aveva “punturato” i suoi fichi con un purgante e così si era vendicato contro quel tizio che sistematicamente glieli rubava e che poi aveva dovuto presentarsi proprio da lui, per “stagnarse”!

Ma forse noi ragazzi abbiamo semplicemente sbagliato a innaffiare i fichi in pancia con l’acqua poco potabile della ponpa dei poareti.

Oggi sono andato a confessarmi ed è stato molto umiliante confessare così tanti peccati.

Caro Diario, devi sapere che da quasi un anno abbiamo un nuovo cappellano, don Nilo, molto buono e simpatico, che gioca con i ragazzi anche a pallone e a balete, cioè le palline di terracotta (biglie, dice il maestro), dove è difficile batterlo.

In chiesa, potendo scegliere tra lui e l’arciprete, molto vecchio e severo, mi sono diretto dal cappellano.

Dopo aver confessato i soliti peccati che riguardano il quarto ed il quinto comandamento, le disobbedienze verso i miei genitori e i litigi con mia sorella Lucia, sono passato ai peccati contro il sesto comandamento. Mi vergognavo di dirgli quello che avevo fatto a scuola, insieme con altri tre compagni.

Era stato Matteo, il più vecchio della classe, perché ha ripetuto già due volte, a proporci di infilare due dita agli angoli della bocca, di tirare poi verso i lati e di pronunciare ripetutamente e velocemente la parola “spiga”.

Le compagne dei banchi davanti si sono girate, dandoci delle occhiatacce, e poi si sono messe le mani sulle orecchie. Noi ridevamo come stupidi, ma poi mi sono reso conto che avevo detto ripetutamente una brutta parola.

Per non scendere nei dettagli e per non rischiare di fare una confessione poco sincera, ho preferito accusarmi dei “peccati commessi in pensieri, parole e opere” contro il sesto comandamento.

diario2Don Nilo ha ascoltato poi anche la confessione del furto dei “fighi del prete”.

Siccome li ho mangiati… e digeriti, e non posso restituirli, gli ho promesso che, quando maturerà l’uva, porterò all’arciprete dei grappoli di uva fragola nera, che abbiamo a casa, senza però spiegargli il motivo del “regalo”.

Dire le bugie non va bene, lo so, ma quella volta non ero riuscito a evitare di dirne una, proprio a don Nilo, che adesso ascoltava la mia confessione! Avevamo giocato con lui a palline sugli scalini lunghi, quelli davanti alla chiesa. Don Nilo, infatti, te l’ho già detto, gioca spesso con noi ed è anche molto bravo, anche se poi ti regala le palline che lui ha vinto.

Quel giorno, però più per un colpo di fortuna che per bravura, avevo colpito io la pallina capofila in due partite di seguito, e mi trovavo inaspettatamente con le tasche piene colme di palline di tutti i colori, belle lucide, quasi nuove! A quel punto avevo detto che mi ero dimenticato che dovevo correre a casa, per un lavoretto che dovevo fare in stalla!

Non era vero! Era una bugia!

Quando l’ho confessato, don Nilo ha sorriso!

Alla fine mi ha detto di chiedere perdono di tutti i peccati, anche di quelli che non ricordavo.

Caro Diario, vuoi sapere qual è stata la “Penitenza”: recitare 10 “Avemaria” e… concedergli la
rivincita nel gioco con le palline di terracotta!

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