(scritto, si presume, negli anni ’50) a cura di Piersilvio Brotto

Caro Diario,
tu lo sai che a me piace andare a scuola più d’inverno che in primavera, ma non ti ho mai detto il perché. Lo capiresti facilmente se tu venissi con me quelle mattine d’inverno, quando il gelo nelle fredde e lunghe notti dipinge incantevoli arabeschi sui vetri della nostra aula. Durante il percorso da casa a scuola, con i compagni che via via incontro, formo un piccolo gruppo: è stupendo ‘slissegare’ a gara con le nostre ‘sghelmare’, sulla strada ghiacciata o sul ‘fontanon del diavoeo’, che sembra una lastra di vetro.
A quell’ora il sole appena sorto illumina tutte le montagne che vanno da Cima Marana al Monte Grappa: la neve che le ricopre, alla prima luce del sole, sembra rosa, ma è un fenomeno che dura poco, mentre i ghirigori e i merletti sulle finestre della nostra scuola sono più lenti a sparire.
Infatti la stufa a carbone viene accesa dallo stradino poco prima del nostro arrivo, poi ci pensiamo noi, a turno, ad alimentare il fuoco e a mettere acqua nel bussolotto che c’è sopra la stufa, perché sennò ci viene il mal di testa. Una volta è successo che un mio compagno andato a prelevare carbone nel corridoio ovest, dove ci sono i gabinetti, ha notato che qualcuno aveva bagnato il muro del cesso, forse per scherzo.
Allora anche lui ha fatto altrettanto, cercando anche di superarlo in altezza. Così è nata una gara a chi ‘sparava’ più in alto’.
Quando è stato il mio turno sono rimasto meravigliato, perché mi sembrava che sui tre lati, di fronte alla porta del gabinetto, fossero state dipinte tutte le montagne che vedo venendo a scuola: a sinistra c’era Cima Marana, poi le Piccole Dolomiti, poi il Pasubio e infine l’Altipiano di Asiago; mancava solo il Monte Grappa, d’inverno sempre coperto di neve… e quello l’ho dipinto io!
Durante la ricreazione il maestro si è incuriosito, perché ha notato una strana processione verso il gabinetto: durante il sopralluogo che ha fatto ne ha trovati tre che stavano cercando di innalzare qualche vetta. Allora ha riunito in un angolo del cortile tutti noi maschi, minacciando di punirci tutti, nel caso si ripetessero episodi simili.
Mentre il maestro strigliava noi maschi, le femmine, le preferite dal maestro, continuavano i loro stupidi giochi: a loro manca anche la fantasia, ma anche se ne avessero un po’, non potrebbero mai fare le nostre gare…!
Caro Diario, visto che sono in vena di raccontarti episodi, ti racconto anche quest’altro, accaduto poco tempo fa.
In classe con me c’è anche Bruno, al quale piace molto la liquirizia. Gli piacciono in particolare dei pesciolini neri, tutti di liquirizia, che compra nel negozio di dolciumi qui vicino a scuola. Bruno non ha i soldi e allora, durante il pomeriggio, sta attento alle galline e appena una ha scodellato un uovo, lui lo nasconde e il mattino dopo se lo mette in tasca, per poi barattarlo con una manciata di pesciolini.
Un giorno non ha fatto in tempo a commerciare il suo uovo fresco di giornata e allora se l’è tenuto in tasca. La sfortuna volle che un compagno, per sbaglio o per malizia, lo urtasse all’entrata in classe. Ti lascio immaginare i risolini sottobanco di tutti noi, al vedere del liquido giallastro rigargli i calzoni per poi formare una specie di pozzanghera sotto il banco, mentre lui cercava di nascondere l’accaduto. Chissà se avrà capito che è meglio non rubare le uova alla gallina e lasciare che sia la mamma a fare le uova strapazzate!