Diario, addio!

13° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Caro Diario,

questa volta ti scrivo per dirti addio!

Ho passato un periodo molto brutto, pieno di sofferenze, e ora mi sento molto cambiato.

Tutto è cominciato un giorno di scuola, normale, come tanti altri.

Il maestro, dopo averci raccontato un’altra avventura di Gian Burrasca, ha cominciato a dire che anche noi alunni potevamo raccontare le nostre avventure, come aveva cominciato a fare almeno uno scolaro del nostro paese.

Ha poi proseguito citando qualche episodio raccontato da “questo ragazzo”, che lui suggeriva di imitare. Io ero veramente curioso di ascoltare, ma quando ho capito che stava spiattellando fatti e pensieri tratti da te, caro Diario, in un primo momento non volevo crederci. Poiché il maestro mi dava l’idea che ti conoscesse a fondo, ho provato una grande vergogna, perché qualche volta ho scritto anche di lui e non l’ho certamente lodato!

Allora ho sentito le orecchie diventarmi calde e, immagino, rosse come il fuoco. Il mio compagno di banco si è accorto del mio turbamento ed ha attirato l’attenzione di qualche altro compagno.

Il maestro allora ha cambiato discorso, mentre io ero come impietrito.

Da quel giorno i miei compagni hanno cominciato a canzonarmi chiamandomi “giamburrasca”. Anche quelli che credevo amici hanno cominciato a divertirsi alle mie spalle, senza pietà.

Appena sono tornato da scuola, quel giorno, sono subito corso in camera e ti ho cercato, mio caro Diario: tu eri là, al solito posto, ben nascosto, sotto il materasso, come ti avevo messo qualche giorno prima, ma evidentemente mi avevi tradito! Non ti offendere! Lo so che non sei stato tu, … so già chi è la spiona!

Per prima cosa ti ho messo in un altro nascondiglio, fuori casa.

Alla mamma, che era venuta a cercarmi, ho detto che avevo mal di testa e che non avevo voglia di mangiare, ma di andare a letto, dove sono rimasto tutto il pomeriggio a piangere, a pensare, e di nuovo a piangere.

Se il maestro aveva letto il mio diario, qualcuno glielo aveva portato, e prima ancora l’aveva letto; mi sentivo come nudo dentro: gli altri ora conoscevano non solo le mie marachelle, ma anche i miei pensieri, anche quelli più nascosti!

Caro Diario, ho deciso: non ti scriverò più!

Nei giorni successivi a casa hanno cominciato a preoccuparsi, perché mi vedevano triste e silenzioso e tutti cercavano di capire che cosa avessi e hanno persino ispezionato la mia cartella, per vedere se avessi preso qualche brutto voto a scuola.

Io non riuscivo più a sorridere, neanche a nonno Francesco, che mi vuole molto bene.

Poi mi è venuta un’idea.

Ho cercato una scatola di latta, quella che conteneva le caramelle che mi aveva regalato la zia Catina per il mio compleanno. Ho preso un foglio e vi ho scritto sopra: “Testamento di Martino. Da aprire solo dopo la morte”. Ho fatto della colla, mescolando farina bianca ed acqua, e l’ho incollato sul coperchio. Ho preso un altro foglio e vi ho scritto: ”Tutta per te, brutta spiona!” e questo l’ho disteso sul fondo della scatola.

Poi l’ho fatta “GROSSA”, dentro la scatola!

L’ho chiusa bene, non dimenticando di mettere tre sigilli, fatti con la cera di candela, marchiata a caldo con un bottone che riporta lo stemma dei Carabinieri, e che solo io possiedo. Essi mi avrebbero indicato se e quando fosse stata aperta da “qualcuna”. Ho sistemato la scatola dove di solito mettevo te, povero Diario, e ogni giorno, al ritorno da scuola, controllavo se fosse stata manomessa.

Dopo tre giorni la scatola era sparita!

Io ero più triste del solito e in casa non riuscivo neanche più a parlare, ma mi limitavo solo a rispondere “sì” o “no”, con un cenno del capo. Mi dava fastidio anche che tra il papà, la mamma, il nonno, la nonna, e Lucia ci fosse quasi sollievo e si facessero dei sorrisi, come d’intesa. Solo la domenica successiva abbiamo tanto pianto e riso insieme, dopo che tutti mi hanno chiesto di perdonarli per aver violato i miei segreti.

Mi hanno anche regalato una bella scatola, robusta, con un lucchetto e una catenella per tenermi al collo la chiave, in modo che io possa custodire le mie cose più care in modo sicuro. Io li ho ringraziati e ho fatto pace con mia sorella Lucia, ma ora mi sento cambiato, cresciuto, e d’ora in poi, se devo confidarmi, lo farò solo con don Matteo, nella confessione, perché lui sì che è tenuto al segreto.

Addio, mio vecchio Diario, addio!

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