PREFAZIO DEI LADRONI

Chi di noi, trovandosi tra amici, non ha mai provato a imitare qualcuno?
Imitare è l’azione più facile, quella che fa anche il bambino, quando impara a parlare.
L’approvazione da parte di mamma e papà è lo stimolo a ripetere, a imparare, a migliorare.
Quand’ero piccolino non c’era ancora la TV, arrivata da noi (in Italia) nel 1954 e allora la persona più popolare e imitabile, per un bambino che frequentava la chiesa, era il parroco del paese. Io ricordo che, prima ancora di essere giunto all’età della scuola, a volte salivo su una sedia (il pulpito) e mi mettevo a fare la predica. Agli adulti non pareva vero di suggerire frasi, quelle che più facevano ridere, fatte di luoghi comuni. Vado a memoria, una era: “Cari parrocchiani, se volete diventare più buoni, portatemi a Natale tanti capponi!”.

Dopo qualche battuta non sapevo più cosa dire, e allora scendevo dal pulpito, per riprendere il gioco in un’altra occasione, magari durante il filò, stimolato dall’invito, divertito e un po’ malizioso, degli adulti.

Forse è stato così che, qualche anno più tardi, con il mio amico d’infanzia Dilvo Rigoni, più anziano
di me di circa un anno, si è sviluppata la scenetta, che ora tenterò di recuperare e di salvare dall’oblio; la chiamerò “Prefazio dei ladroni”.
Come molti di voi, …tra gli anziani, sapranno, il Prefazio è una preghiera solenne che una volta (sessant’anni fa!) veniva recitata dal prete in latino, ad alta voce, e nelle occasioni solenni cantata, dopo l’Offertorio e prima del Sanctus, durante la messa.
Era un momento solenne, che seguiva un altro, più lungo, durante il quale il prete aveva pregato da solo, in silenzio.
Cosa dicesse il prete in latino, la gente non lo capiva, ma sicuramente lui ce
l’aveva con qualcuno…lo si capiva dal tono della voce!
Sarà stato sicuramente così che, nella fantasia della gente, è nato questo “prefazio”, arrivato anche a me, attraverso Dilvo, da qualcuno che di sicuro conosceva “Caliero” e “Vilanova”, località veronesi, che né Dilvo né io conoscevamo, perché i nostri viaggi più lunghi si fermavano a Monte Berico o, purtroppo per Dilvo, a Mezzaselva, dove frequentava un noto specialista e una casa di cura per la sua gamba malata.
All’inizio di Novembre, soffermandomi davanti alla tomba del mio amico e compagno di giochi (all’ingresso del cimitero a destra), ho cercato di recuperare alla memoria quanto con lui recitavo e cantavo, …”ricostruendolo” nella parte finale, cioè il “prefazio dei ladroni” che per voi trascrivo:

Vero, anca se poco degno e manco giusto,
che tra Caliero e Vilanova,
poco distante da Verona,
i me ga robà el cavalo e la sela nova!
Altro che angeli,
altro che arcangeli…
la jera tuta ‘na manega de assassini!

E là, in chel momento,
i me ga fato fare un giuramento:
de non dire mai gnente,
… a nessun’anima vivente,
soto la pena de la mia vita!

E alora lo digo solo a Vu, Padre Onipotente:
eccole là le tre figure da galera,
vissin al confessionae novo,
drio l’aquasantiera!
Uno l’è Scassagati Mario,
l’altro l’è Piero Montagna
e il terzo l’è Cicio Scortegagna!!!

Beh! Ora provate anche voi a cantarlo,
seguendo lo spartito musicale!

Prefatio dei ladroni

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