di Piersilvio Brotto
Oggi mi sono svegliato con le antenne di traverso. Sono ormai mesi che m’ingozzo di brutte notizie: non riesco più a fare a meno di quell’aggeggio che mi mostra, dal vivo, atrocità su atrocità, dall’Ucraina ma non solo, condite da commenti e da pseudo ragionamenti di ogni tipo.
Mi avevano insegnato, e ci ho sempre creduto, che l’Uomo si trova al vertice del Creato: l’Uomo, creato per dominare e per prendersi cura di Eden e dintorni!
Anche per chi non è credente, l’Uomo, grazie alla sua intelligenza, alle sue facoltà di astrazione e di elaborazione dei dati, alla sua capacità di esprimersi con la lingua in forme sempre più evolute e raffinate, ma anche grazie alla posizione eretta del suo deambulare e al libero uso delle mani era votato al progresso, proiettato in un futuro da nababbo: le macchine e i robot avrebbero lavorato per Lui e i cervelli elettronici lo avrebbero liberato anche da quei rompicapo che sono i calcoli, ma non solo…
Ora scopriamo che in soli duecento anni di industrializzazione l’Uomo ha causato più danni ambientali che nei milioni di anni precedenti della sua storia! Come uno stregone principiante, ha innescato processi che non riesce a controllare: pensiamo all’inquinamento, al clima impazzito, alla plastica onnipresente, ai rifiuti non smaltibili, al traffico simile a una trappola… Bravo l’Uomo a inventare, ma lento, tardo, nel prevedere le conseguenze! Zero in lungimiranza! Rispetto all’intelligenza di un’ape, di un uccello migratore o di una semplice marmotta, ci sono sì delle differenze, ma a favore di chi?!
Se osserviamo la situazione dal punto di vista sociale, possiamo notare che gli insetti e gli altri animali hanno sicuramente avuto dei mutamenti nella loro organizzazione, ma non tali da sorprenderci per la celerità. Dall’Uomo delle caverne di avant’ieri a quello post-industriale delle nostre megalopoli, invece, i cambiamenti sono vistosissimi. Se andiamo nella Foresta amazzonica, possiamo ancora trovare dei ‘primitivi’ che cacciano in gruppo, che condividono il risultato della loro attività, che usano il territorio utilizzandone i frutti, senza trasformarlo o distruggerlo, che passano il tempo socializzando all’interno della propria comunità. Lo scontro con altre tribù rivali può essere cruento, ma i danni fisici o sociali sono per forza limitati e proporzionati ai mezzi offensivi: lance, frecce, bastoni…
Più il gruppo di appartenenza cresce, più le armi a disposizione sono evolute e sofisticate, più aumenta il pericolo di guerre fratricide vaste e sanguinosissime: un esempio ne sono le due Guerre mondiali, con decine di milioni di vittime anche civili, ma anche la più recente guerra fra Hutu e Tutsi, in Ruanda-Burundi negli anni 1993-2005. Con il passare dei secoli sono diventate sempre più numerose le aggregazioni sociali imponenti in Stati o Imperi. Però le lotte fra queste entità politiche e militari non sono diminuite, ma si sono solo trasformate nei mezzi e nelle conseguenze. Ogni Stato, infatti, vede il proprio interesse e lo antepone a quello di tutti gli altri. Forse, se si arrivasse a un Governo politico Mondiale, il problema potrebbe essere risolto; finora gli accordi internazionali hanno partorito solo la Società delle Nazioni (1919-1946) e l’ONU (1945-…) pieni di buone intenzioni e … di scarsi risultati!
Veniamo a una tragedia dei nostri giorni, in Europa.
Ho sentito Vladimir Putin presentare le sue ragioni: “la sicurezza della Russia”, da difendere da
ogni minaccia presente o futura!Poi l’ho visto dare l’ordine di attaccare e invadere uno Stato vicino, l’Ucraina, rea di avere delle Istituzioni politiche diverse dalle sue e dei progetti divergenti dai suoi. Per realizzare il suo obiettivo, una sola persona, a capo di uno Stato, ha avuto a disposizione tutta la macchina militare e il suo potenziale distruttivo, più che sufficiente per radere al suolo tutta la Terra!Dubito che dalla sua ovale scrivania una persona possa rendersi conto di tutte le conseguenze, delle distruzioni e delle sofferenze inimmaginabili causate da ordini impartiti, in giacca e
cravatta, davanti alle telecamere, come se si trattasse di uno spettacolo!
Come conseguenza di un simile modo di governare, milioni di uomini si sono trovati quasi automaticamente in guerra e schierati da una parte, mentre altri milioni, colpevoli o innocenti, donne, vecchi e bambini compresi, si trovano a soffrire e a morire sotto o tra le macerie delle loro case!
I cadaveri di molte persone uccise sono rimasti spesso addirittura a marcire lungo le strade, come carogne… mentre, osservando gli alveari di mia figlia Giulia, ho notato che le api, … degli insetti!, si prendono cura di quelle morte, ripulendo continuamente l’arnia! Sinceramente, provo un po’ di vergogna ad essere un Uomo!
Meglio essere una bestia?!
A conclusione di questa mia “imprecazione per la pace”, riporto una riflessione di Carl Sagan, 1934-1996, astronomo e scrittore, a commento della foto Pale Blue Dot (“puntino azzurro chiaro“) del pianeta Terra, scattata nel 1990 dalla sonda Voyager 1, quando si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza, ben oltre l’orbita di Nettuno:
“Guardate ancora quel puntino [la Terra, indicata dalla freccia]. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole.
La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico… Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo…”