Sepolta, Ma Viva - 2° Puntata

Il mio corpo è stato ricomposto e ora è racchiuso nella bara, ricoperta da un cuscino di gigli, i fiori che ho sempre preferito.

La chiesa è gremita da fedeli, amici, parenti, conoscenti, i miei alunni, i miei colleghi, ma anche da persone estranee alla comunità paesana, giornalisti e curiosi.

L’organo è suonato da una mia amica d’infanzia e le potenti note si diffondono nell’aria, raggiungendo la piazza, ove altra gente fa la fila per esprimere con una firma o una frase la propria vicinanza a Giorgio, a Giovanna e al piccolo Lucio.

 Tutti mi considerano morta, ma IO SONO VIVA.

In effetti il mio corpo è lì, come la crisalide di una farfalla, non più abitato dal mio spirito: il cuore non vi pulsa più, il sangue non scorre nelle vene, il cervello è come una centrale elettrica senza più corrente. Ma io sono viva, libera dal fluire del tempo e dai limiti dello spazio: sono nell’Essere Eterno, nel Sommo Bene, nella Pace Perenne, nella Felicità senza limiti, nella Luce senza ombre. Le emozioni non mi turbano più. Le parole umane e le immagini legate all’esperienza sensibile, terrena, non possono neppure lontanamente dare un’idea della mia situazione, così come una goccia d’acqua non permette di capire cos’è un oceano. Il paese ha conosciuto la settimana più intensa della sua storia: da sonnacchioso comune alla periferia di una città di provincia è improvvisamente divenuto crocevia di indagini giudiziarie, di reportages giornalistici e meta di curiosi.

Dopo il ritrovamento del mio corpo, sono intervenuti subito i Carabinieri, poi la Magistratura che ha posto il cantiere sotto sequestro. Dapprima sono stati interrogati gli operai e gli abitanti della zona. Nessuno ha fornito una indicazione, un indizio … Allora sono stati coinvolti i parenti e i vicini di casa, ma anche i miei colleghi, gli insegnanti della Scuola Media: nessuno sa spiegare l’accaduto.

Giorgio stesso ha passato una lunga serata a rispondere alle domande degli inquirenti, alcune indelicate, altre quasi offensive, come se avesse qualcosa da nascondere…

Qualcuno poi in paese ha indirizzato i sospetti sugli extracomunitari presenti nel territorio, sugli Albanesi in particolare, giovani, senza donne, quasi sempre al bar …, a guardare e a commentare le donne che passano per la strada! Uno addirittura ha riferito di aver sentito, poco dopo i rintocchi delle campane che suonavano mezzogiorno e un quarto, un’auto allontanarsi a grande velocità, sgommando a ogni curva…

Il magistrato incaricato delle indagini ha raccolto tutti gli elementi possibili e immaginabili, compresi i risultati dell’autopsia sul mio corpo, e alla fine ha dato l’autorizzazione per il funerale, senza peraltro chiudere il caso.

Ora in chiesa la gente piange, accarezza la bara con le mani; Giorgio, Giovanna e Lucio si stringono in un abbraccio pieno di lacrime e singulti; io li amo, sono nell’Amore Universale, senza più i “se” e i “ma” dell’amore umano.

Poco lontano dai miei famigliari ci sono i miei alunni della 3 B e della I B: anche loro hanno gli occhi arrossati e qualche ragazza, Mirta in particolare, non smette di piangere.

I più addolorati, sembra incredibile, sono i maschi che più destavano preoccupazione in me per lo scarso impegno, per i problemi personali e familiari che li rendevano ragazzi difficili.

Con Davide soprattutto il rapporto insegnantealunno era particolare, contraddistinto, da parte mia, da un atteggiamento improntato alla fermezza ma anche al calore umano e alla disponibilità, teso a comprendere i suoi frequenti sbalzi di umore.

Chi può dimenticare quella volta che, senza un apparente motivo, mi lanciò contro una penna, per poi scoppiare a piangere?! Ora è qui che singhiozza e che tira su con il naso, inconsolabile.

Dall’altra parte della navata, in prima fila, c’è il sindaco del comune.

E’ una signora ormai anziana, ma piena di energia, che da parecchi anni ha perso il marito e da allora tutto il suo tempo è per la politica.

Nei miei confronti forse nutriva dell’antipatia e, nonostante insegnassi in paese, se m’incrociava per strada, quasi non mi salutava. Ora, però, è presente, bene in vista e ogni tanto controlla con lo sguardo l’omaggio floreale posato sugli scalini davanti all’altare, con una vistosa striscia dorata sulla quale sta scritto “Amministrazione Comunale”.

I suoi occhi vanno oltre i miei figli e mio marito e cercano di incrociare quelli dei concittadini, dall’altra parte della chiesa.

Quando il parroco, nell’omelia, parla di resurrezione, nella loro mente i fedeli immaginano una interruzione e una successiva ripresa della vita, ma io non sono morta: la mia vita continua, anche biologicamente, nei miei figli, mentre i miei pensieri, le mie emozioni, le mie azioni continueranno ad agire, fino alla fine dei tempi, nei pensieri, nelle emozioni, nelle azioni di chi mi ha incontrato, ma non solo, come nel gioco del domino.

Io sono viva anche in coloro che mi pensano, che mi amano o mi ricordano e agirò in loro e tramite loro, essendo parte del loro essere, delle loro emozioni, presenti e future.

Alla fine del rito funebre, contrariamente a quanto spesso avviene, nessuno ottiene la parola per le solite scene e letture strappalacrime: il parroco legge una breve nota con cui Giorgio, unito ai figli, ringrazia i presenti per l’affetto dimostrato e invita tutti al raccoglimento, al silenzio.

Bravo Giorgio! Che senso avrebbe dire parole di addio a chi vive nei propri pensieri, nei propri sentimenti, nelle proprie creature?

Anche il sindaco ripiega il foglio sul quale aveva scritto il proprio elogio e se lo ripone in tasca, mentre una nuvola di incenso lo eclissa. Al suono dell’organo, credenti e non credenti sciolgono la loro tensione cantando all’unisono il “Risorgerò!” intonato dal celebrante.

 

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