Sepolta, ma viva - 5° Puntata

È una mattina grigia ma tiepida d’autunno, per l’esattezza il 2 novembre, “Festa dei defunti”. Una donna ormai anziana sta camminando lentamente all’interno del camposanto quasi deserto; con la mano sinistra sorregge un mazzo di crisantemi, con la destra trattiene una bambina vivace, sua nipote Lara di cinque anni.

Sono passati molti anni, oltre cinquanta, da quando l’anziana signora, mia figlia Giovanna, mi ha accompagnato nell’ultimo mio viaggio terreno. Molte cose sono mutate da allora: il clima, le abitudini della gente, le norme della società civile.

La temperatura media dell’aria si è innalzata di ben tre gradi e non ci sono più gli inverni di una volta con le loro brinate, il ghiaccio, la neve. Ora i tifoni arrivano improvvisi e violenti e causano danni enormi, scoperchiando le case e sradicando gli alberi.

Anche l’aspetto del cimitero è cambiato. Ora è proibito inumare i corpi dei defunti e la mia tomba è una delle poche rimaste, salvata a costo di varie battaglie legali da parte di mia figlia Giovanna, nel grande prato, ove crescono piante sempreverdi ed altre a foglie caduche.

Sepolta ma vivaTutto intorno a questo spazio ci sono dei portici, sotto i quali sono riparati i loculi, piccolissimi, tutti uguali e privi di fiori, destinati a custodire le ceneri dei “cari estinti”.

E’, infatti, prassi ormai consolidata la cremazione dei morti, le cui ceneri vengono talvolta versate in un cinerario collettivo o sparse in un apposito spazio nel terreno del camposanto.

Tutta la “pratica” funebre si svolge con discrezione al Crematorio, senza affollate messe solenni in chiesa, senza processioni cadenzate dal suono della campane, alla sola presenza dei famigliari e degli amici più intimi.

Il “trapasso” normalmente avviene in ospedale o nelle Case Anziani, ma talvolta anche nelle “Case della Pace”, strutture pubbliche ove molti programmano ed attuano il loro addio alla vita, con il cosiddetto “dolce sonno”.

La vita media della gente si è di molto allungata e sfiora ora i cento anni: gli anziani sono molti, qualcuno dice “troppi”, e pochi sono i giovani che possono sostenerli con il loro lavoro.

Le famiglie numerose di una volta sono solo un lontano ricordo: ora vanno di moda le comuni “due più due”, cioè le coppie gay che formano un unico nucleo famigliare, anche se pochi si sposano, parecchi convivono, molti di più vivono soli, da giovani e specialmente da anziani.

Ad occuparsi di questi ultimi spesso è solo lo Stato, che permette e incoraggia l’eutanasia, quando sono ormai “incapaci di intendere e di volere” e la loro vita è “inutile” per la Società.

Il loro sapere, la loro saggezza non è più ritenuta fondamentale, perché ora sono i computer i depositari dello scibile e i custodi della memoria, mentre le fiabe e le favole, una volta raccontate ai nipotini dai nonni, sono giudicate pericolose e fuorvianti.

Ma Giovanna è all’antica e va controcorrente. Da giovane ha studiato e apprezzato i “Sepolcri” del Foscolo e per tutta la vita è rimasta fedele al monito del grande poeta romantico.

Ora è davanti al mio, di sepolcro, e si fa aiutare da Lara a sistemare i fiori e a ripulire la lapide con la vecchia foto di famiglia ormai sbiadita. La bimba la interroga incuriosita sulle persone lì ritratte e allontanandosi con la nonna dolcemente mi saluta con la sua piccola mano.

 

FINE

 

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