La Nutria: Fauna del Nostro Ambiente? Macchè!

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Erano vari giorni che, al mattino, dalla mia postazione preferita, la “candida tazza” del mio bagno, seguivo i movimenti di alcuni strani animali nel campo dietro casa.

Li vedevo avanzare circospetti, dopo aver risalito la riva sinistra dell’Uselino e fermarsi a qualche metro dal corso d’acqua a far man bassa della morbida erbetta seminata l’autunno precedente. Era il febbraio di un paio di anni fa. A volte se ne presentava uno, qualche volta erano due o tre. Dalla finestra del mio osservatorio il luogo della loro merenda distava circa 150 – 200 metri, per cui anche con il cannocchiale non riuscivo a vedere i particolari. Erano di colore grigio, grossi più di un gatto, ma più lenti e quasi impacciati nei movimenti.. Ero proprio curioso di conoscerli meglio, questi clandestini, che apparivano specialmente il mattino e nel tardo pomeriggio.

Un bel giorno ho visto che lungo la riva del fiumiciattolo c’era una specie di gabbia e, con mia sorpresa, uno di loro, il più grosso, vi si era infilato ed era rimasto dentro. Forse era la volta buona per soddisfare la mia curiosità. Scesi rapidamente e, armato di macchina fotografica e videocamera, mi diressi, attraversando a grandi passi il campo erboso ancora ghiacciato, verso il luogo dell’evento.

Immagine2bChe sorpresa! Un topastro, con due enormi dentoni si muoveva nervosamente nella piccola gabbia, in realtà una trappola, dov’era rimasto prigioniero. Dietro si portava una coda del tutto simile a quella di un ratto, ma enorme. Mi misi a fotografarlo di fianco, di fronte, di dietro, attirato specialmente dalle sue zampe stranissime, corte e artigliate quelle anteriori, più lunghe e palmate (come quelle di un’anatra), quelle posteriori. Era sicuramente un animale acquatico, adatto a vivere in un ambiente lacustre o sulle rive di un fiume.

Quei due dentoni sporgenti, però, mi facevano pensare a un roditore, una via di mezzo fra il coniglio e il castoro: il manto erboso sistematicamente rasato tutto attorno rendeva manifesto quale fosse il suo cibo preferito. Passai dalla macchina fotografica alla videocamera, per fissare su nastro anche altri aspetti e caratteristiche, quali i versi che emetteva e per zummare ulteriormente sulle zampe. Forse però mi ero avvicinato troppo e quasi caddi riverso, quando quella bestia diede un colpo secco e improvviso alla gabbia, come se volesse aggredirmi. Mi stavo ancora riprendendo dallo spavento, quando vidi una persona, con casacca catarifrangente, pala e fucile in spalla, avvicinarsi. La riconobbi subito; era Vasco Zaupa, un cacciatore che, con tanto di autorizzazione e insegna della sua mansione, si stava occupando del prigioniero. Fu gentile e mi diede molte informazioni sull’animale e sui danni che provocava, in particolare lungo i corsi d’acqua, per la sua abitudine a scavare grandi tane sugli argini, che diventano così dei colabrodi, deboli e vulnerabili, quando il livello dell’acqua si innalza.

Non trascurò di menzionare il pericolo di trasmissione della ‘leptospirosi’, più grave, secondo le sue informazioni, che nel caso dei ratti. Nonostante io mi fossi affrettato a spiegare che le foto e la registrazione servivano solo a me, come documentazione personale, era un po’ dubbioso, temeva forse che ne facessi un uso improprio, che fossi un ‘verde’, un ‘ecologista’ sfegatato. A dire il vero, tra gli ‘esperti’ della questione c’erano già dibattiti e discussioni accesissime. Tra di loro, infatti, c’era chi proponeva lo sterminio di questo intruso, la NUTRIA , un animale proveniente dal Sud America e chi, invece, avrebbe voluto rispettarlo, sicuro che prima o poi la natura avrebbe trovato un suo equilibrio.

Immagine3bIl fatto è che la nutria sta facendo danni rilevanti agli argini e alle coltivazioni lungo i corsi d’acqua e si sta diffondendo rapidamente, perché qui da noi in natura non ci sono predatori in grado di contrastarne la moltiplicazione. Sicuramente non hanno reso un buonservizio alla società quegli allevatori che, dopo aver importato questa specie, con l’intento di utilizzarne la pelliccia, visto che l’affare non rendeva più, invece che sopportare le spese per l’abbattimento e lo smaltimento delle carcasse, hanno liberato numerosi esemplari dagli allevamenti, non curandosi delle possibili conseguenze.

A due anni di distanza dal mio primo incontro ravvicinato con la NUTRIA , Vasco Zaupa mi ha avvicinato, mostrandomi delle foto che lo ritraggono con il frutto della sua attività di ‘cacciatore di nutrie’.

Mi ha riferito che nella nostra zona, tra Armedola, Molinetto e dintorni, ne ha personalmente catturate ed eliminate 65 nel 2009, 63 nel 2010 e 16 finora nel 2011. Comunica il suo numero telefonico, 049.5992101, nel caso qualcuno volesse fargli una segnalazione. Io, nel frattempo, ho raccolto alcune informazioni su questo interessante animale:

Nome
Nutria (Miocastor coypus): roditore originario dal Sud America, introdotto in Europa agli inizi del 1900, per la produzione di pellicce, il famoso ‘castorino’.

Dimensioni
80 – 100 cm (compresa la coda)

Peso medio
4-5 Kg i maschi, 5-6 kg le femmine; ma può raggiungere anche gli 8-9 Kg

Aspetto
Le caratteristiche corporee fanno assomigliare la nutria a un ratto gigante.
Ha orecchi piccoli, mantello spesso, bruno-dorato o bruno-scuro.
Ha due grossi incisivi sporgenti di colore arancio e lunghi baffi argentati.

Abitudini
Animale semi-acquatico e di abitudini in prevalenza notturne, ama le zone umide e i corsi d’acqua.

Dieta
Vegetali freschi (erba) e radici di piante acquatiche.

Riproduzione
Già all’età di sei mesi i maschi sono in grado di riprodursi. La stagione riproduttiva comprende tutto l’arco dell’anno.
La gestazione dura in media 132 giorni e si conclude con la nascita di 3-6 piccoli.
Due-tre gravidanze per femmina all’anno.

Riparo

Tane ricavate nelle rive o giacigli di materiale vegetale nascosti tra la vegetazione riparia.

Predatori
Il caimano, nel suo habitat originario (Sud America).
La volpe e grossi uccelli rapaci, qui da noi.

Pericolosità
Normalmente non aggredisce, se non si vede in pericolo.

Diffusione in Italia
Specialmente nel centro nord della penisola, a partire dagli anni ’70.

Diffusione in Europa
Circa 250 milioni di esemplari.

Curiosità
In Argentina la carne di nutria viene utilizzata da alcuni anche a scopo alimentare.
Per chi volesse saperne di più, cercare articoli e filmati in internet:
1) www. Google.it
2) digitare ‘nutria’ e cliccare su “cerca con google”.
Buona ricerca!
Meglio vedersela sul monitor, la nutria, che trovarsela in cucina, come sembra sia capitato a qualcuno!

 

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