Il tesoro nascosto e l’inutile aqua de cologna

(Ultimo episodio) (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Cargare el luame sul bareoto (Lanfranco Antonello)Che in famiglia avessimo dell’oro, orecchini, anelli, collane, braccialetti, era evidente.
Nelle grandi occasioni, come nozze, battesimi, feste varie, la nonna e la mamma ne hanno sempre fatto sfoggio. La nonna poi ha degli orecchini d’oro così pesanti, che le hanno allungato i lobi delle orecchie!
In casa però c’è sempre la paura che i ladri te li portino via, questi benedetti oggetti preziosi.
Quante volte ho sentito raccontare dai miei di ladri che entrano nelle case, di notte, ma anche di giorno! Di solito rubano salami, galline, vitelli, ma, quando li trovano, anche soldi e gioielli!


E allora dove nasconderli, perché non te li rubino?
I più tranquilli e sereni sono i poveri: a loro non si può portare via niente!
Chi ha qualcosa di prezioso cerca un nascondiglio sicuro in casa, in granaro, in cantina, ma anche fuori, nella barchessa o nella stalla del mas’cio.
Ho sentito raccontare che durante la guerra qualcuno ha nascosto il suo piccolo tesoro anche sotto terra, nell’orto o in giardino, vicino a qualche pianta. Proprio non ci potevo credere, però, quando il nonno mi ha detto che il nostro tesoro era…nel luamaro! Sì, caro Diario, hai capito bene: nel luamaro, il letamaio, direbbe il maestro!
Immagina i ladri che si mettono a spostare tutta quella m…, per poi, magari, non riuscire a recuperare niente!
Di sicuro sarà stato messo dentro una scatola ben chiusa, sigillata, sennò ti passa anche la voglia di mettertelo addosso, quell’oro che puzza di stalla!Trar fora el luame (Lanfranco Antonello)
Da quando il nonno me l’ha detto, ho osservato con attenzione il papà, che ogni due, tre giorni si mette gli stivali e va a sistemare con la forca i bordi del luamaro, costruendo, su una base quadrata, una specie di cubo o di casa, naturalmente con il luame che ogni giorno, mattina e sera, porta fuori con la carriola dalla stalla delle vacche. Il papà ci tiene tanto a tirar su le pareti esterne belle dritte, come fossero i muri di una casa, forse perché il suo “monumento” si trova lungo la strada, dove passa molta gente, compresi i suoi amici, che spesso si fermano a chiacchierare con lui all’opera.
Anch’io spesso lo aiuto, in stalla: con la forca a quattro corna tiro xo le boasse e nel solcae ne faccio un bel mucchio, di fronte alla porta d’entrata. Poi lo carico sulla carriola, lasciando al papà il compito di spingerla fino al luamaro.
El barbiero (Lanfranco Antonello)Poi, con la paglia pulita che il papà ha preso dal pajaro rifaccio il letto a vacche e vitelli, che così possono stendersi all’asciutto.
In ottobre, prima della semina del frumento, un giorno di buon mattino sono arrivati a casa nostra, con il loro cavallo, zio Toni e mio cugino Jacomo.
Con le sgalmare ai piedi sono saliti sul luamaro, e, aiutati da mio papà e da mia sorella Lucia, hannocominciato a caricare sul bareoto il luame, per poi portarlo nel campo e spargerlo dappertutto, sulla terra da arare.
Io ero curioso di vedere se saltava fora ‘sto tesoro, ma …niente!
Ho pensato allora che forse era nell’altro cubo, quello più vecchio e prezioso, che a dicembre viene sparso sui sete canpi, coltivati ad erba. In dicembre però, quando hanno fatto il resto del lavoro, io ero a scuola, e così sono rimasto con la mia curiosità.
Ma tu, caro Diario, vuoi sapere, sì o no, com’è andata a finire la faccenda? Eh! Devi aspettare però che arriviamo a giugno con la storia.
Solo ieri, infatti, 25 giugno, camminando con il nonno lungo la caredà in mezzo ai campi ho saputo la verità!
- Martin, mi fa il nonno, varda che formento! Varda che spighe grosse! Le sembra de oro! Gheto capio, Martin, a cossa che serve il luame?!
A darghe da magnare e a far cressare el formento! Ricordate senpre, Martin, il luame el xe el nostro tesoro! El xe mejo de l’oro…e nessun te ‘o porta via!
- Manco mae, nono. Mi invesse a jero preocupà che la coeana de oro de me mama, sconta soto el luame, la podesse spussare da vaca!
Anche se, a dire la verità, sono i vestiti quelli che facilmente s’impregnano di odore: mio papà non va mai in stalla con quelli che indossa per andare a messa e nessuno di noi va in stalla vestito a festa. Però, d’inverno, per non congelarmi mentre mi lavo, sono costretto a farlo in stalla e lì c’è sempre il pericolo che ‘na vaca te bedissa con la coa braghe e camisa.
Lavato e con i vestiti puliti, al sabato, una volta al mese, vado dal barbiere senza la paura de spussare. Non credere però, caro Diario, che da lui non ci siano odori di animali! Nella stanza accanto e comunicante con la bottega ha molte gabbie, con uccelli da richiamo, che i schita par tera, perché Nane, così tutti lo chiamano, è un cacciatore incallito.
Trar fora el pisso (Lanfranco Antonello)Vicino alla poltrona per i clienti c’è pure una bella gabbia con un canarino che qualche volta canta e qualche altra volta ruspa, buttandoti addosso delle porcherie.
Alla fine, comunque, Nane mi spruzza sui capelli Trar fora el pisso (Lanfranco Antonello) e sul collo aqua de cologna e io torno a casa tutto profumato.
L’ultima volta mi è capitato di dovermi cambiare in fretta, appena arrivato a casa, perché c’era da portare fora el pisso! Te lo immagini: spussa de pisso de vaca e de pisso de mas’cio, mescoeà al profumode l’aqua de cologna! Anca le mosche xe scapà via! Hai capito però, caro Diario, che noi diamo non solo da magnare, ma anca… da bevare ae piante!
Per fare questo, il papà svuota col cassoto (che non è altro che on grosso bussoeoto col manego) prima la vasca che si trova sotto la concimaia e poi quelladavanti alla stalla dei mas’ci, riempiendo de pisso la botte posta sopra el bareoto. Io devo solo tegnere pa’ ‘a cavessa le vacche, mentre lui ingrassa l’erba o le visee.
Mia sorella Lucia un po’ di pisso de mas’cio lo dà anche alle piante dell’orto. Io ero molto preoccupato per questo, ma il maestro a scuola ci ha spiegato che le piante respirano attraverso le foglie e si nutrono attraverso le radici, assorbendo dal terreno l’acqua e solo gli elementi naturali e le sostanze di cui hanno bisogno per crescere e portare frutto.
Meno male: le verze già hanno un gusto schifoso; se poi si bevessero quella roba lì, io non vorrei più vederle nel mio piatto, neanche morto!

2026  Piersilvio Brotto  -- Webmaster Giuseppe Pierobon

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