"il Grana Padano... in PARADISO!" Presentazione
In questa Italia dei mille borghi e diecimila quartieri, tanto apprezzati nel mondo perché sinonimo di peculiarità, che cos'è che caratterizza la mesopotamia tra torrente Astico e fiume Brenta? La risposta è contenuta nel bel libro di Piersilvio Brotto e Giuseppe Dellai intitolato " il Grana Padano... in PARADISO!" , che si propone di far luce sulla storia ultrasecolare degli stabilimenti caseari di dieci comuni del Destra Brenta.
Quello di Brotto e Dellai di parlare dei "fatti" e dei "fasti" della latteria Molinetto, recentemente entrata nella società bellunese Lattebusche, agli occhi del lettore più accorto diventa ben presto un pretesto. Il vero obiettivo è quello di dare corpo ad un'entità per molti ancora astratta eppure così vera e reale, quella dell'area, appunto, "delle risorgive e dei prati stabili", dove "il latte diventa grana", corrispondente agli attuali comuni di Gazzo, Grantorto, Carmignano, S. Pietro in Gu (in provincia di Padova), Pozzoleone, Bolzano, Quinto, Sandrigo, Schiavon e Bressanvido (in provincia di Vicenza). Un territorio così omogeneo da rappresentare di per sé un distretto, così simile alle contee anglosassoni, al quale in futuro auguro di avere la stessa unica amministrazione, in un riordino delle unità territoriali comunali che non può tardare.
Dunque, partendo dal microcosmo della latteria Molinetto ed allargando man mano lo sguardo, gli autori di questo volume, con stile vario e garbato, non privo di piacevoli digressioni che rendono ancor più leggibile un saggio che altrimenti sarebbe riservato ai soli cultori dell'argomento, ci convincono della sua peculiarità, che ne ha condizionato il paesaggio degli ultimi centocinquant'anni: l'allevamento bovino, la produzione foraggera e l'industria casearia. Da questo punto di vista il libro si pone come continuazione dell'analisi di Sergio Varini "La montagna che vive in pianura", dedicata all'epopea della transumanza bovina, rappresentando con scrittura piana e colloquiale l'esperienza dei "mastri casari" altipianesi che, durante la crisi agraria che colpì l'Italia negli ultimi tre decenni dell'Ottocento, rappresentarono una figura decisamente diversa di imprenditore agricolo, ne modificarono ampiamente l'attività quotidiana, migliorarono i profitti delle aziende e contribuirono così, almeno in ambito locale, a risollevare un settore primario sofferente.
E dietro loro vennero gli abitanti locali che, grazie anche ai benefici influssi dell'enciclica "Rerum Novarum" di papa Leone XIII ed alla lungimiranza di autorevoli sindaci, parroci e veterinari, figure chiave del Veneto di allora, uscirono dal loro guscio, si strinsero in società, crearono quelle cooperative casearie, di cui le attuali costituiscono la modernizzazione alla luce delle nuove congiunture economiche. Nel libro sono ben percettibili l'entusiasmo dei produttori caseari riuniti in società, le nuove dinamiche paesaggistiche mirate all'allargamento delle aree prative, i colori, persino i profumi degli ambienti e dei prodotti caseari, vera nuova ricchezza di un territorio così ricco d'acqua da essere non a torto definito "la piccola Olanda".
Alla fine di questa indagine socioeconomica, ma anche, come si vedrà, etnografica e culturale a più ampio raggio, a nome dei lettori rivolgo un sentito ringraziamento agli autori per il loro paziente e certosino lavoro di ricerca, sistemazione ed elaborazione dei contenuti. Grazie anche ai veri interpreti di questo romanzo delle cooperative casearie, gli allevatori che hanno accettato di buon grado di raccontare la loro esperienza come soci della Molinetto o delle altre latterie sociali o private che a decine costellavano il territorio come un firmamento di stelle.
Ai lettori, invece, esprimo l'augurio di cogliere il meglio da questo libro, che sicuramente gioverà alle biblioteche civiche, alle scuole, ma anche alle famiglie e ai singoli cittadini, residenti o meno nel territorio considerato. A patto, però, che conservino ancora il gusto della bella pagina scritta e l'amore per una storia utile ad interpretare meglio il presente.
Giordano Dellai
