10, 100, 1000... TORNEI DI PALLAVOLO!
In modo riduttivo potremmo dire che il gioco della Pallavolo consiste nel far cadere la palla nel campo avversario e nell'impedire che tocchi terra nella propria area.
Di fronte a questa esigenza, gli atteggiamenti e le soluzioni dei nostri atleti, durante il torneo di pallavolo delle Quattro Contrade, sono stati i più diversi, a seconda dell'età, del sesso...del momento psicologico che ciascuno si trovava ad attraversare in quella serata o in quella fase della vita!
Quando la palla sta piovendo come una meteora infuocata sul tuo campo, devi decidere che fare, se fregartene, cercando di risparmiare le tue belle manine e la parte dei tuoi avambracci dove più esposte sono le vene, col pericolo che aumenti la già vasta superficie degli ematomi, o intervenire.
E intanto la palla non aspetta che tu gareggi in cortesie con la tua compagna di squadra:
"-prima lei! – no, prima lei! – ma si figuri!"
Ma insomma, vogliamo essere pratici, magari un po' rozzi, e smetterla con questo scambio di salamelecchi tra compagne di squadra! Dobbiamo venire noi, che siamo seduti sugli spalti a soffrire, a risolvere questo diplomatico scambio di squisitezze?
Così ne abbiamo viste di tutti i colori, oltre naturalmente a quelli delle maglie, di cui uno bellissimo, il nostro, e tre così così, quelli delle altre squadre.
L'altro atteggiamento, tipico di quei giocatori che hanno lo stesso DNA dei kamikaze, era quello di chi era disposto a perdere la vita, pur di salvare una palla: si sono visti atleti, o meglio eroi, tuffarsi a pesce sul nudo cemento o giacere a pancia all'aria, esibendo all'avversario, in esplicito segno di resa, le parti di sé più molli e vulnerabili, dopo l'estremo sacrificio.
A volte il dialogo con i compagni di squadra era stupendo e, dopo una intelligente "alzata" da parte di uno di loro, poteva nascere un gesto atletico gagliardo, una "schiacciata" che trafiggeva la difesa avversaria, più implacabile che la lancia di Achille sul corpo del povero Ettore.
La "figura" più innovativa, o forse la più antica, della pallavolo in salsa guadense è, comunque, "l'accompagnata".
E' questa una figura studiata apposta per risolvere i problemi psicologici... della palla. Povera palla! Si, perché la palla ama il calore del palmo della mano, desidera il contatto prolungato con l'epidermide sensibile dei polpastrelli, soffre della "sindrome da abbandono", quando viene colpita con violenza e cacciata via, magari tra gli avversari!
Allora vedevi atleti che se ne innamoravano, la coccolavano, e solo in extremis la consegnavano a qualcuno, esattamente come fa una mamma con il proprio bambino, il primo giorno di scuola!
Nell'attesa che qualcuno di questi legami palla-manina, e specialmente uno particolarmente morboso e persistente, si sciogliesse, in maniera non traumatica per la psiche del palla, gli spettatori più colti avevano cominciato a organizzare dibattiti e tavole rotonde, per stabilire, senza comunque pervenire a conclusioni condivise, se fosse la palla a rimanere attaccata alle mani , o viceversa.
I giocatori più delicati, ma forse anche furbi e maliziosi, dopo aver minacciato di scagliarla in tanta malora, te la posavano lì, appena oltre la rete, mentre gli avversari si erano tutti precipitati in fondo al campo, come i pompieri con il telone, per impedirle, poverina, di cadere per terra, proprio in casa loro!
Così sono passate tre stupende serate, con una palla contesa al centro dell'attenzione, e alcuni di noi a soffrire in campo, molti di più sui gradoni.
Grazie a tutti, per la partecipazione!
Piersilvio Brotto
