Romeo, il toro sfigato
di Piersilvio Brotto
Il sole splende alto nel cielo, è piena estate, ma non fa caldo, anzi spira una leggera brezza che viene da dietro la collina.
Sono nella stessa azienda che ho visitato alcuni anni fa, dieci o forse molti di più, e nel frattempo la situazione è completamente cambiata.
La mucca Bastiana non c’è più e anche le sue numerosissime compagne pezzate nere sono scomparse: al loro posto scopro, camminando tra l’erba, vacche dal mantello color nocciola, brune alpine o americane.
Si spostano isolatamente o a piccoli gruppi, brucando le erbe di montagna che rilasciano anche nell’aria il loro caratteristico profumo.
Al posto dell’immenso recinto con liquame a cielo aperto, con cuccette, mangiatoie, magazzini, silos, locale attrezzi pieno di trattori e macchine agricole, ci sono qua e là delle semplici tettoie quasi mimetizzate nell’ambiente e una sala mungitura con accanto un piccolo “ambulatorio” e un modesto fienile.
Sicuramente è un sogno perché l’azienda da me visitata molto tempo fa era in pianura e non a mezza collina…e non c’era il torrente a lambirla…!
Mi avvicino alla mucca che sta brucando lì vicino e scopro che dietro le corna robuste, fissata alla loro base, c’è una scatoletta dove occhieggia un led color verde: sicuramente è una piccola stazione di raccolta e trasmissione dati.
Anche le altre che incontro, dopo aver percorso una cinquantina di metri, sono dotate dello stesso marchingegno. Ogni tanto, in punti strategici del declivio, un tubo con ugello affiora dal terreno.
Come mi spiega l’unica persona presente nei paraggi, forse il padrone, tutta la collina è dotata di un sistema di irrigazione a pioggia, che permette all’erba di crescere anche nei frequenti periodi di siccità.
Stefano si chiama il mio interlocutore, e gentilmente mi mostra la centrale operativa, situata vicino all’ambulatorio. Lì ci sono un potente computer e dei monitor che lo aggiornano in tempo reale, fornendogli i dati su ogni singolo capo di bestiame, sulla sua salute, sulla produzione di latte, sulle sue necessità, ma anche sulle condizioni del terreno e dell’erba.
Alla sala mungitura le vacche possono presentarsi quando vogliono, attratte anche da una prelibatezza data come ricompensa, ma vengono accettate per l’operazione solo due volte al giorno: il latte viene testato, pesato, raffreddato e immagazzinato con la massima cura!
Le mucche pascolano quando l’erba cresce, dalla primavera all’autunno…ma d’inverno? Il fieno, mi spiega, viene importato dalla pianura, dove l’azienda ha prati coltivati tradizionalmente, senza eccesso di fertilizzanti, anche con erba medica, soia…
Gli insilati sono stati eliminati: l’azienda punta sulla qualità più che sulla quantità del latte, delle carni, e sulla salute e la longevità dei suoi animali.
Le vacche producono neanche la metà del latte che producevano le loro “antenate”, ma il prezzo del latte è “da amatori” e il formaggio prodotto dall’azienda è conteso dagli intenditori che lo degustano come “leccornia…”.
L’azienda è consorziata con altre e il suo latte è lavorato a parte dal Caseificio Sociale. Non è più il grossista che fa il prezzo, come per il latte e il formaggio di importazione, ma l’azienda che calcola i suoi costi e poi presenta il conto: tu, consumatore, vuoi questo prodotto di qualità garantita, ottenuto nel rispetto dell’ambiente e del benessere degli animali? Questo è il costo! E molta gente preferisce consumare meno derivati dal latte, preoccupata per il proprio colesterolo, e non bada al prezzo. Pensi, mi dice, che ci sono persone che vengono dalla città e passano il fine settimana dormendo nella “foresteria” della nostra casa, trasformata in una specie di agriturismo: hanno voglia di sole, di lavoro manuale e passano le ore faticando gratuitamente a zappare e a raccogliere le verdure del nostro orto, pagando poi i prodotti, frutto anche del loro sudore, a prezzo di mercato!
Il rovescio della medaglia? Gli investimenti enormi in tecnologia e le quantità limitate dei prodotti!
Mi rimane una curiosità: a che cosa serve l’ “ambulatorio”?
L’uomo sorride: quando le vacche sono in periodo fertile, vengono segnalate dal computer e “convocate in ambulatorio”, e allora interviene il veterinario per la fecondazione artificiale.
Si è conservato questo metodo, precisa, anche se non naturale, per evitare ogni pericolo di trasmissione di malattie per via genitale. Non tutti, però, sono d’accordo, neppure tra gli animali…
Proprio un mese fa, infatti, Romeo, il toro che fa da amante a tutta la mandria dell’azienda limitrofa, ha saltato il fossato che divide le due proprietà, ha rincorso fino allo sfinimento una manza ancora inesperta e, alla presenza di un gruppo di vacche anziane, ha dato sfogo ai suoi impulsi taurini!
È squillato l’allarme nella sala di controllo, ma ormai era troppo tardi!
Spaventato da un cane pastore accorso sul posto, Romeo ha tentato di riguadagnare la sua azienda ma, stanco e spompato, è caduto come on pero nel fango del fossato e solo il carro attrezzi lo ha liberato, dopo qualche ora, dalla vergogna.
Tutto attorno, infatti, si erano formati crocchi di mucche curiose che guardavano con un’espressione, a dir poco, sorniona, il “grande amatore” infangato e bagnato come un enorme topone!

Quadro di Aurelio Pettenuzzo dipinto con la bocca.
