LA TRANSUMANZA

di Piersilvio Brotto

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C’è aria di festa mista a tristezza alla malga.

Il sole, infatti, compie un emiciclo sempre più basso, prima di scomparire dietro i larici della vicina collina.

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Le notti, sempre più lunghe, portano nella casara una brezza fredda e umida.

Nel cielo, di giorno, si vedono passare frotte frettolose di fringuelli, finchi e montani migranti verso lidi più caldi.

Le vacche, più delle giovenche, ora che i pascoli sono magri, spesso rivolgono lo sguardo verso meridione.

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Sì, anche per loro è tempo di migrare, di transumanza, di ritornare al piano.

Oltre tre mesi sono rimaste a brucare libere e sane l’erba profumata di questa vallata.

Le “cioche” già sono al collo, i mandriani son pronti con i loro bastoni, le vacche anziane si posizionano davanti alle neofite, manze e vitelle.

Sergio Varini, che di queste cose se ne intende, dice che le “vecchie” conoscono la strada e che le “decane” lottano, lungo il cammino, per rimanere alla testa del gruppo.

Un grido risuona nell’aria: Si parte!

Un ultimo sguardo alla casara e il gruppo, sgranandosi, si mette in cammino.

Le cioche, che nell’attesa spandevano suoni confusi, nervosi e assordanti, ora suonano ritmiche e cadenzano il passo dei mansueti quadrupedi e dei loro bipedi amici.

Insieme si muovono seguendo un tracciato già noto, inseguendo non si sa quali dolci pensieri.

E’ stato bello e utile restare, ma ora è il momento di andare...

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Dopo il loro passaggio, nell’aria rimane un odore, un afrore che, per chi lo conosce e lo ama, è un dolce profumo.

Cammina, cammina... si passa davanti alle case, ci si fa il segno della croce davanti alle chiese; la gente, i curiosi fanno ala al misto corteo che lungo si snoda per le vie dei tanti paesi che incontra.

Altre mandrie, da altre malghe, contemporaneamente si muovono, anche loro spandendo suoni e odori lungo i sentieri; la notte le vacche riposano, adagiate su un verde prato, sotto le stelle.

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Gli uomini si raccontano di quando, una volta, i “pastori di vacche”, nel loro peregrinare, non si arrestavano, come ora, nell’ Alta Pianura, ma arrivavano “fino in vae”, a Chioggia e dintorni, per poi fare a ritroso il cammino.

La mandria fa un abbondante pascolo di erba fresca di rugiada e già di prima mattina ci si rimette in cammino lungo i tornanti che portano a Marostica, ove la discesa finisce e ampia si apre la pianura.

Qui era consuetudine riposarsi un’ultima volta nel grande Campo Marzio entro le mura.

Con il poco latte donato dalle “stracche“ mucche si produceva il famoso “stracchino”.

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Ora proseguono lungo l’antica via della transumanza detta “Bassanese”, presto saranno a San Pietro in Gu, terra di risorgive e di prati stabili, e il numeroso corteo di uomini e animali passerà tra due ali di gente festosa.

I bovini hanno sulle gambe già tanti chilometri di strada e alcuni zoppicano un po’, ma tutti sentono aria di casa e si affrettano nell’ultima fatica, preceduti dalle vacche “decane” che alle altre proprio non cedono il passo!

A San Pietro in Gu quanta aria di festa, quante bancarelle, quanta gente che le saluta e le filma!
E a te che le guardi viene spontaneo pensare che sarebbe bello fare la strada insieme a loro l’anno prossimo, o l’altro... chissà?!

 

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Fotografie di Piersilvio Brotto, Andrea Paccagnella e Valentina Dalla Pozza.

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