Sepolta, ma viva - 1° puntata
Mi trovavo imprigionata, premuta da ogni parte. Anche il mio respiro non poteva espletarsi completamente e mi sentivo mancare l’aria. Certo, se avessi potuto scegliere, non mi sarei messa in una simile posizione, con la testa all’ingiù, le mani e le braccia inutilizzabili e bloccate in una posizione innaturale.
Mai avevo sentito il mio corpo così pesante e intorpidito:ora la mia mente era concentrata sui suoi confini, perché contro la sua superficie esterna sentivo premere da ogni parte.
Quello che mi dava più fastidio era non poter espandere la cassa toracica per inspirare aria e anche la bocca non poteva aprirsi, non dico spalancarsi, ma nemmeno schiudersi un po’, perché quando avevo tentato di farlo, della terra mista a sabbia vi si era infiltrata ed ora impastava la lingua col suo amaro sapore. Ora mi era chiaro: ERO SEPPELLITA VIVA, sotto uno strato di terra e sabbia forse non molto profondo, ma sufficiente per impedirmi di liberarmi da sola.
Sicuramente non era passato molto tempo da quando mi trovavo in quella specie di foiba. Nella caduta dovevo aver sbattuto la testa e la spalla sinistra che sentivo particolarmente doloranti. Il sangue mi martellava alle tempie e mi sembrava che il cuore dovesse scoppiare da un momento all’altro, tanto era lo sforzo cui era sottoposto. I piedi li sentivo freddi per non dire gelidi a contatto diretto con l’umida terra.. Dove sono finite le scarpe? Sicuramente non ero partita scalza da casa. Se erano rimaste in superficie qualcuno le poteva notare: - DIO mio, fa’ che qualche passante si accorga dell’accaduto! Ma perché ho nascosto la bici dietro il capanno? Le impronte che ho lasciato sul terreno, quando mi sono avvicinata allo scavo, sono una traccia evidente! Forse è già buio… l’orologio… potessi aprire gli occhi e piegare il braccio, potrei almeno sapere se nutrire la speranza che qualcuno mi venga a salvare. E mio marito Giorgio perché non si sbriga?! Come può essersi messo a tavola senza di me? Certo non è stata una bella scena quella cui ha assistito il mio piccolo Lucio!
***
- Giorgio, mi vai a comprare due etti di pancetta affumicata che mi serve per fare gli spaghetti alla carbonara?
- Mi dispiace, cara, ma prima di rientrare in ufficio voglio almeno dare un’occhiata al giornale. Perché non li fai al burro?
- Sei il solito pigrone, sempre pronto a metterti in pantofole! Non è giusto che tutto il peso delle faccende domestiche ricada su di me; anch’io ho da andare a scuola al pomeriggio e devo ancora finire di correggere i compiti! Se non ti sbrighi, ci vado io al supermercato; ma almeno prepara la tavola e fa bollire l’acqua per gli spaghetti, che fra poco arriva Giovanna da scuola!
- Eh, cos’hai detto?
Esco senza dargli risposta e sbattendo la porta; prendo il portamonete, m’infilo la giacca e inforco la bici più inviperita che mai. Fatti i primi trecento metri pedalando con foga, la rabbia comincia a sbollirmi e prendo un ritmo più blando. Il cielo è terso e l’aria è limpida anche se un po’ frizzante. Il sole primaverile illumina un robusto glicine fiorito, la cui fragranza si spande tutto intorno.
Giunta alla zona residenziale, mi ricordo di quanto mi ha riferito un mio collega sul rinvenimento di cocci, forse risalenti all’epoca romana, in uno scavo effettuato poco lontano da lì. Guardo l’orologio: sono le dodici e dieci, proprio il momento giusto per curiosare un po’, ora che gli operai stanno lasciando il cantiere. Giro a sinistra e individuo quasi subito il sito archeologico. Nella zona non c’è più nessuno. Allora poso la mia bici dietro il capanno che serve come deposito attrezzi ed entro nell’area del cantiere. I miei mocassini di camoscio affondano nel terriccio appena depositato ai bordi dello scavo.
- Brrr! Con’è profondo! Pazienza, li pulirò appena la terra si sarà essiccata!
Tutto intorno c’è un rumore assordante: delle potenti idrovore lavorano a pieno regime per tenere asciutto il fondo della buca.
- Ma guarda che fortuna!
Un coccio rossastro, forse una lampada ad olio, affiora leggermente dal terriccio appena depositato, lungo il bordo sinistro. Mi avvicino con cautela e allungo la mano per raccogliere il reperto, ma sento il terreno franarmi sotto i piedi.
- Aiuto! - grido, prima che la terra mi seppellisca. Ma chi può avermi udito?
***
- E’ già l’una e venti e quella non è ancora tornata con la pancetta. Questi spaghetti sono ormai immangiabili… Giovanna, senti la cassiera Marisa se la mamma è già ripartita dal negozio.
- Pronto? Marisa? Sono Giovanna; vorrei sapere se mia mamma ha finito di fare la spesa… Come? Non è venuta da voi?! Un momento che lo dico a papà… Papàaaa! Marisa dice che questa mattina non l’ha proprio vista la mamma! Grazie e ciao, Marisa.
- Giovanna, tu e Lucio intanto mangiate qualcosa mentre io le vado incontro! Mi porto dietro il cellulare. Giovanna, se nel frattempo la mamma ritorna, avvisami subito… Ma guarda che strano: Carla non aveva mai fatto tiri del genere!
***
- Perché non arriva nessuno?! Non ne posso più: mi manca l’ossigeno. Giorgio, ti prego, datti da fare, ch’io sto morendo… ssst!... un rumore! Sembra una scavatrice; sicuramente Giorgio ha dato l’allarme e mi stanno disseppellendo!
Il rimbombo prima aumenta e poi diminuisce.
- Accidenti sono solo le idrovore che continuano a muggire! Tra poco non ce la farò più a sopportare questo peso che mi opprime… Io impazzisco qui dentro! No, devo resistere per Lucio e Giovanna; non posso abbandonarli proprio ora. Dio mio, ti prego, aiutami! Ecco! Il rumore sta aumentando: arriva la salvezza!
Sento già sfregare la benna contro i sassi del terriccio…
- Cavolo… la lama metallica dello scavatore mi è passata vicino alla testa!
Cerco di muovermi per far capire dove sono, ma proprio non ci riesco.
- E se per un’operazione maldestra mi tranciano una amba o un braccio? Meno male che ora la pala scava più lontano! Ma perché non intervengono con mezzi manuali, con le vanghe? Meglio ancora sarebbe se usassero un aspiratore! Non capiscono che rischiano di squartarmi, se continuano così?! Taci!
Ora la benna riprende ad affondare vicino a me!… La odo stridere fra i sassi, poi grattare con decisione vicino al mio collo. Sento una dura punta metallica, prima sfiorarmi la guancia, poi aggredirmi la tempia sinistra, infine più nulla: è un blackout totale!
Fine della prima puntata; nel prossimo GUADO la seconda!
