Il bacio... interrotto
(scritto, si presume, negli anni ’50) A cura di Piersilvio Brotto
Caro Diario,
oggi ti voglio raccontare della sagra in paese, che è la festa che mi piace di più.
L’anno scorso ci sono andato con Attilio, il mio amico preferito, ma solo un’oretta al pomeriggio della domenica e ci siamo divertiti a guardare i grandi che sparavano con le carabine a pressione ad oggetti messi come premio e , se li colpivano, se li portavano a casa, mentre noi ci siamo limitati a spararci con le pistole ad acqua, rincorrendoci per la piazza. Quest’anno invece ho potuto assistere ai giochi d’artificio, che l’anno scorso ho potuto ammirare solo dalla finestra del granaio.
L’altra sera alla sagra ci sono andato con mia sorella Lucia e il suo moroso.
Lui un mese fa le ha regalato l’anello di fidanzamento e allora la mamma le ha dato il permesso di uscire insieme alla sagra, a vedere i fuochi d’artificio, ma solo alla condizione che io li accompagnassi, perché sennò la gente sparla di lei e dice che è una “niente di buono”.
Io sono stato ben contento della possibilità offertami e durante tutto il tragitto a piedi mi sono divertito ad acchiappare lucciole, correndo talvolta davanti, qualche altra dietro ai due morosi, che si tenevano a braccetto.
Arrivati in piazza mia sorella mi ha detto che potevo anche andare con i tre compagni di classe che avevo incontrato, ma che dovevo assolutamente farmi trovare davanti alle scuole alla fine dei fuochi. Così ho subito controllato se avevo in tasca le cento lire che mi aveva dato la mamma come mancia e sono corso via con loro.
I soldi me li sono spesi subito, al tiro a segno con la carabina a pressione, senza però colpire neanche un oggetto tra quelli esposti. Il mio amico Piero mi ha sussurrato che la carabina era truccata, perché neanche lui, che ha buona mira, aveva colpito il bersaglio.

Finiti i soldi, siamo andati a vedere la gente che girava sugli autoscontri e poi di nuovo quelli che sparavano nel tiro a segno.
Stando lì fermo a guardare, mi è venuto il mal di pancia e allora mi sono allontanato per un bisognino.
Sono andato dietro la siepe che circonda il campo sportivo, dove ci sono i tre noci grandi.
Mentre ero lì a fare le mie cose, ho visto avvicinarsi al noce più grande due persone che si tenevano per mano. Dopo un po’ ho riconosciuto i due, un uomo e una donna, perché c’era la luna piena nel cielo, ma non scrivo il loro nome, perché, caro Diario, qualche tempo fa ti ho trovato in una posizione diversa da come ti avevo messo io e ho il sospetto che qualcuno, o meglio qualcuna, conosca i nostri segreti!
Allora ti dicevo che questi due si sono messi a parlare, ma qualche volta non mi arrivavano le loro parole.
Lui: - Cara, finalmente ci possiamo dare un bacio, senza che i tuoi…Che profumo delicato ti sei messa stasera… mi sembra di essere in un giardino pieno di mughetti…
Lei: - Se ti do un bacio, non lo devi dire a nessuno, tanto meno ai tuoi amici, che poi penserebbero che sono una ragazza “facile”…
Lui: - Cara, lo sai che mia nonna ha detto che quando noi ci sposiamo, ci dà la sua camera, che è la più bella e soleggiata di casa mia, perché a lei, ormai rimasta senza il nonno, ne basta una più piccola…
Lei: - Ma i mobili li mettiamo tutti nuovi e anche le tende, spero…
Lui: - Ovvio, e mia mamma ha detto che ti regala una bicicletta nuova, tutta per te… e che i soldi che ricavi “slevando pulsini e arnei” e vendendo le uova delle galline e delle anatre sono tutti per le tue spese personali. Mio papà ha aggiunto che possiamo considerare come nostri anche quelli che ricaveremo dai bachi da seta e dalla vendita di un vitello all’anno, oltre che dai maialini, basta che tu ti occupi di dare da mangiare alla scrofa e pulisca la sua stalla.
Lei: - Io sto già preparando la dote…
Lui: - Che romantico potersi baciare sotto la luna! Vorrei baciarti come ho visto fare al cinema…
Lei: - Se vuoi un bacio, mi devi prima promettere che poi mi sposi… e le mani le devi tenere dietro la schiena…perché io mi voglio sposare con l’abito bianco…
Lui: - Mi piace sentirti parlare così, perché dimostri di essere una ragazza seria… ma ora guardami negli occhi… e stringi le mie mani nelle tue…
Lei: - Tesoro, ti voglio bene!...
La luna brillava alta nel cielo, mentre loro teneramente si guardavano negli occhi.
A me, invece, veniva da tossire, un po’ per l’emozione, un po’ per l’imbarazzo della situazione.
A un certo punto non ce l’ho più fatta a trattenermi e mi è scappato un colpo di tosse stizzosa, un solo colpo, ma sufficiente a farli sobbalzare.
Si sono allontanati in tutta fretta, come se fossero indifferenti l’uno all’altra.
Ora che avevo fatto le mie cose, anch’io potevo tornare in piazza e poco dopo ho assistito allo spettacolo dei fuochi d’artificio.
La gente se ne stata tutta accalcata, con il naso all’insù e a me piaceva da morire starmene sotto quegli ombrelli luminosi che si aprivano nel cielo, crepitando, e le cui luci scendevano fino a terra. Altri fuochi d’artificio sembravano fiori di fuoco mentre sbocciano, altri campane di stelle filanti…
Alla fine, tre botti da spaccare i timpani.
Allora ho salutato gli amici e mi sono ritrovato con mia sorella e il suo moroso davanti alle scuole, come concordato.
Tornando a casa, Lucia mi ha chiesto:
“Cosa rispondito a la mama se la te domanda qualcosa?“
Io, prontamente: “Che semo sempre sta insieme, e che non se semo mai persi de vista!”
Non so perché, ma quella sera mia sorella si è mostrata più generosa del solito: mi ha regalato un sacchettino di mandorle tostate con lo zucchero, che io ho molto volentieri sgranocchiato strada facendo, anche perché i miei soldi li avevo stupidamente sprecati.
