La Pina se xe maridà

11° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Maggio è il mese della Prima Comunione e qualche volta dei matrimoni.
E così anche mia cugina Giuseppina “la ga cavà la baea de oro”. L’ha detto la zia Fernanda che di queste cose se n’intende.
Caro Diario, devi sapere che la Giuseppina ha sposato un ricco agricoltore, figlio unico. Lui abita in un paese confinante con il nostro e l’ha conosciuta tramite un amico di famiglia che all’inizio ha fatto da mediatore fra i due, consegnando a ciascuno dei due le lettere che l’uno e l ‘altra si scrivevano.
Anch’io sono andato al matrimonio, al quale era stata invitata tutta la mia famiglia. A casa si è discusso molto su chi avrebbe effettivamente partecipato alla cerimonia in chiesa e poi al pranzo in trattoria dalla ‘Nineta’. Nonno Francesco e nonna Lida si sono subito tirati fuori, perché ‘stare-tuto el dì in giro’ li avrebbe stancati troppo. Il papà invece ogni pomeriggio ha un impegno al quale non può rinunciare: deve dare da mangiare e poi mungere le mucche. Come fare se il pranzo del matrimonio dura fino alle undici di sera? E’ vero che alle cinque c’è una pausa che dura un paio di ore, ma non è sufficiente per tutto il suo lavoro “e dopo el regaeo te toca farlo lo stesso, anca se non te te fermi fino a la fine!“

Così siamo andati in tre, la mamma, mia sorella Lucia ed io.Matrimonio
C’era anche il problema dell’auto: noi non ce l’abbiamo e così ci siamo messi d’accordo con lo zio Lorenzo che è passato a prenderci con la sua Topolino. Con lui c’era anche la zia Catina e io mi sentivo come una sardina in scatola, al centro del sedile posteriore tra la mamma e Lucia.
Per l’occasione ho indossato il vestito grigio della Prima Comunione, la camicia bianca e la farfallina con l’ elastico.
Siamo andati parecchio prima della cerimonia, fissata per le ore 11, a casa della sposa, perché dovevamo consegnare anche il regalo, un bel servizio di posate per 12 persone, “che va sempre ben”, ha detto il nonno.
A casa della Giuseppina avevano preparato il rinfresco. C’era di tutto: salame, sopressa, formaggio, dolci, frutta, vino e bibite a volontà. Io mi sono riempito la pancia di dolciumi e ho bevuto due bicchieri di aranciata, che mi piace tanto.
Gli invitati degli sposi erano una ottantina e dopo la cerimonia il fotografo ci ha fatto alcune foto in gruppo sul sagrato della chiesa.
Anche durante il tragitto verso la trattoria, tutto il corteo delle auto degli invitati si è fermato lungo lo stradone per fare un’altra foto che mostrasse tutte le 22 automobili in fila indiana.
Prima di ripartire dalla chiesa gli sposi avevano lanciato confetti ai bambini che erano accorsi: c’è stato un parapiglia gigantesco e anch’io me ne sono accaparrati una bella manciata, che ho messo in tasca, insieme con quelli che avevo racimolato a casa della sposa.
La cosa più divertente è stato lo scherzo fatto da un gruppo di loro amici: avevano legato con un filo di ferro al tubo di scappamento e nascosto sotto la Lancia Flaminia degli sposi non so quanti bussolotti di latta.MatrimonioCaro Diario, non puoi neanche immaginare “el bordeo” che facevano lungo il percorso verso la trattoria. Tutta la gente si affacciava dalle case e rideva allegramente al passaggio del convoglio.
Prima di recarci in trattoria siamo passati a casa di Mario, lo sposo, a vedere la camera degli sposi, la dote della sposa e i regali ricevuti, esposti con cura in salotto.
Ho notato che c’erano altri due servizi di posateria, uno da sei e uno da otto persone: il nostro però era il più vistoso, faceva proprio una bella figura! C’erano anche servizi di piatti, fiaschi e bicchierini, tazzine da caffè, una batteria di pentole smaltate rosse e … una carrozzina da bambino!
Il pranzo è stato lungo e piuttosto noioso: non si faceva altro che mangiare, fin quasi a crepare. Qualche donna alla fine ha cominciato a mettere nella borsetta, avvolto in un po’ di carta, qualche cosciotto che non riusciva a farci stare nello stomaco.
Pensa, caro Diario, che fino alla pausa delle ore 17 ci sono stati portati prima l’antipasto, poi due primi e due lessi con i contorni.
Alla ripresa del pranzo, alle 19, ci hanno servito gli arrosti, pure con vari contorni, la frutta, il dolce, il caffè…
Tra gli invitati c’era anche un maestro molto simpatico e spiritoso che ha letto ad alta voce i telegrammi giunti agli sposi, con gli auguri . Uno diceva precisamente così:”Felicitazioni et auguri et 7 figli maschi!”.
Tutti hanno applaudito, ma mia sorella Lucia ha detto che non era spiritoso.
Verso le 10 di sera hanno fatto spazio fra i tavoli e, al suono della fisarmonica, alcune coppie, anche anziane, hanno cominciato a ballare, compresi gli sposi.
E’ stato allora che ho sentito zia Catina commentare:” la Pina la ga proprio un bel vestito bianco,… pecà che la gabia anca la panseta…!” Io ho sentito, ma non ho detto niente. Mi è solo venuta in mente la carrozzina da bebè in regalo e ho capito tutto!

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