Editoriali

Pace sulla Terra… agli uomini di buona volontà!

“Si vis pacem, para bellum”, dicevano gli antichi Romani, cioè, “se vuoi la pace, prepara la guerra”.
La pace era, perciò, la conseguenza di una guerra o, comunque, di una posizione di forza.
Tutta la storia, in verità, ha molti esempi di trattati di pace imposti dai vincitori agli sconfitti, che hanno “funzionato” finché i perdenti non sono riusciti a riorganizzarsi e a tentare di sovvertire la situazione. Pensiamo, per esempio, a quello che è successo in Germania, sconfitta nella Prima Guerra Mondiale e duramente penalizzata nei successivi “Trattati di pace”: da quella situazione, a distanza di appena un decennio, ha trovato impulso il Nazismo.
 
La Pax Romana si reggeva su un sostanziale rispetto delle tradizioni, dei costumi, della religione di ogni popolo sottomesso o conquistato: l’importante era il pagamento di un regolare tributo al vincitore. I Romani, inoltre, dopo un certo lasso di tempo, concedevano la cittadinanza romana ai vari popoli e così assimilavano e integravano i nuovi componenti dello Stato.
Questa procedura non funzionò con gli Ebrei, un popolo particolarmente devoto al Dio unico e alla Torah (Bibbia ebraica); e sappiamo come andò a finire al tempo di Vespasiano e di Tito: Gerusalemme distrutta e i superstiti deportati come schiavi.
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