Reportages
Ricordi di una porta ultraottantenne
di Piersilvio Brotto
Scusate la presunzione, ma anch’io avrei qualcosa da dire: anche una porta, se posizionata da molto tempo in un punto strategico, ha molte cose da raccontare!
Sono stata collocata, senza che lo pretendessi, proprio sulla facciata della nuova Chiesa Arcipretale di San Pietro in Gu, consacrata il 17 Ottobre 1925. Purtroppo sono solo di legno, e non di bronzo dorato, e forse per questo nessuno parla di me, ma il mio “punto di vista” è veramente unico: di fronte ho una piazza spaziosa e la bella Casa del Comune!

Coscritti e coetanee, classe 1941.
Grazie a me a migliaia sono entrati in questo splendido edificio, giovani e vecchi, maschi e femmine, per il loro Battesimo, la Prima Comunione o la Cresima, per confessarsi o sposarsi, … camminando con le proprie gambe o, per una volta, su quelle dei necrofori.
Dal mio “punto di osservazione” sulla piazza, in cento anni, ne ho viste e sentite di tutti i colori: ho visto transitare, sulla strada che una volta la tagliava in due, quasi fosse un coltello, anche i carri armati, tedeschi e americani; ho visto passare vacche e cristiani, ciclisti e pedoni; carrozze trainate da cavalli, auto, trebbie e trattori; ho assistito ad affollati comizi politici, alle annuali sagre, affollate di gente con la faccia all’insù ad ammirare gli spettacolari fuochi d’artificio; ho spesso sentito suonare le campane, specialmente nei giorni festivi, ma addirittura durante qualche comizio, se l’oratore era poco gradito; ho assistito a processioni, spesso tristi, se verso il Cimitero, ma anche solenni, accompagnate da canti e invocazioni, vistose di paramenti, luminarie, petali di rosa sparsi per terra, con cappati e baldacchino, durante la Settimana Santa, o nelle importanti ricorrenze di Santi e Madonne!

Scolaresca con la maestra Agugiaro, inizi anni Cinquanta.
All’ombra del campanile l’ho spesso sentito vociare, il simpatico Silvio Carbonaro: dal suo banco a tutti offriva le sue caldarroste o le stracaganasse, ma anche fresche granatine alla menta o al tamarindo, e succose rosse fette d’anguria, nella calura d’agosto! Di Martedì, alle spalle dei banchi ricoperti di scarpe o di stoffe, in primavera vedevo arrivare, sulle biciclette di solerti massaie in cerca di un compratore, cesti pieni di vispi pulcini o di gialli anatroccoli; le donne poi consegnavano mestamente il denaro ricavato al casoin Batistea, in cambio de on scartosso de sucaro o de sgonbro, se non l’avevano tutto consumato per comprare la carne di manzo da Fiore, nella porta accanto.
Quante biciclette inlucchettate in fretta e addossate al campanile o alla chiesa, prima delle Messe o dei Vesperi festivi, per risparmiare i “diese franchi” dello stallo da Ignazio, all’imbocco della Piazza!
Per una partita al biliardino, un’ombra, un caffè, i più snob si rivolgevano al Bar da Marcello, mentre quelli che pendevano a sinistra anche all’osteria da Taliaro, dall’altra parte della Piazza, quella presidiata dalla casa dei fratelli Perin. Per un gelato o anche un ghiacciolo, a dire il vero, il preferito era il chiosco della Mercede, la moglie di Aldo Campagnolo, vicino alla bottega di stoffe di Fidenzio Socoeta. Facevi altri tre passi e ti potevi far scattare la foto tessera, di cui avevi proprio bisogno, nel negozio Foto Splendida, la porta accanto. All’entrata dell’Oratorio – Cinema Parrocchiale, sul fianco sud della chiesa, sempre ti aspettava, per il biglietto e una buona parola, il maestro Angelo Toffanin. Ma, se ti scappava la pipì, che facevi? Correvi, di sicuro, sul lato nord dell’Arcipretale e lì trovavi dei bagni “moderni”, con l’acqua corrente… nella roggia, proprio sotto i tuoi piedi!

Il Vescovo Mistrorigo e Monsignor Castegnaro con i cresimati.
Torniamo ora in piazza: quanto mi son sempre divertita nel vedere i ragazzini di una volta giocare con le baete sui lunghi scalini, proprio davanti alle quattro maestose colonne che sostengono il timpano, sulla facciata della chiesa!
E che batticuore quando, all’Epifania, la Befana, con gerla piena di doni sulle spalle e scopa ai piedi, è scesa dal campanile, per la gioia dei bambini; non dite loro che il coraggioso Beppe Tararan se l’è preso la Montagna, che tanto lo amava! Mi hanno sempre interessato specialmente le foto di gruppo, anche se distrattamente mi hanno tutti sempre girato le spalle, schierandosi sugli scalini davanti a me: le scolaresche con la maestra, i cresimandi con il vescovo Mistrorigo e il grande monsignor Castegnaro, gli sposi con tutti i parenti e gli amici, i coscritti con le coetanee, gli sportivi con i loro dirigenti, …;
quante foto, quanti bei ricordi! Comunque, se non ti interessava la chiesa e non volevi pregare, ma avevi qualche problema di certificati, su dalle scale del Municipio ti attendeva Nani Berto Tuttofare e la tua faccenda era presto sistemata! Scendendo, nell’atrio vedevi l’Ufficio Postale, e potevi agevolmente spedire anche la tua cartolina!

In Piazza il vescovo Carlo Zinato, affiancato dal sindaco Gioachino Meneghetti e dall'ex sindaco Giovanni Nicolin. In seconda fila, da sx monsignor Pietro De Boni, don Tarcisio Biasin e il successivo sindaco Angelo Meneghetti. In prima fila, da sx i chierichetti - adolescenti Antonio Prandina Piersilvio Brotto.
Se invece ti bastava un po’ di benzina per la tua lussuosa Cinquecento o della miscela, per il tuo simpatico Galletto, facevi sosta all’Aquilotto, il distributore accessibile da ben tre lati, a fianco del Monumento ai Caduti! Non avevi l’auto e neppure la moto, perché eri ancora fermo al cavallo: Guido Carta, nella sua bottega affacciata sulla piazza te lo poteva ferrare, perché Piazza Prandina, anche se non era la piazza dei miracoli, aveva tutto, proprio tutto, a portata di mano, anche la Scuola: dal suo grande cortile posto sul lato sud fin qui sentivo gli scolari gridare mentre giocavano a “schiavi”, o a”libera tutti”o mentre saltavano sulla “mussa”; il povero Piero “pessata” tranquillo li stava a guardare dalla sua modesta “casetta” che sorgeva proprio al confine di questo grande spazio tanto amato dagli scolari!
