Il “Testamento” di Martino

5° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

 

A cura di Piersilvio Brotto

 

Cara Sissi,
avrei voluto scriverti tempo addietro, per chiederti un consiglio, ma per fortuna ho trovato quasi subito la soluzione al problema che io stessa mi ero creata.

 Quando sono andata a confessarmi da don Matteo, mi sono accusata anche di aver ripetutamente letto il “diario segreto” di Martino.

 Per me era divertente scorrere quelle pagine, che trovavo simpatiche e leggere, tanto che ad un certo punto ho cominciato a portare il quadernetto in cucina, mentre Martino era a scuola, per leggere qualche pagina anche ai miei, che non avevano trovato da ridire.

 Il maestro di Martino ultimamente si era lamentato,perché mio fratello a scuola è un “chiacchierone”.

 Aveva dovuto anche richiamarlo, perché durante i compiti in classe parlava in continuazione con i vicini di banco. Durante la correzione, poi, il maestro aveva notato troppe somiglianze tra i pensieri espressi da Martino e quelli dei compagni che gli erano accanto.

Anche quando si trattava di risolvere qualche problema di matematica, Martino era sempre il primo a finire e poi “si dedicava” a chi era in difficoltà.

 Senza spendere una lira, aveva infine scoperto il maestro, il mio fratellino aveva quasi completato la raccolta di figurine di un album sui mezzi di trasporto: molte le aveva vinte giocando con le palline di terracotta, in cui era imbattibile, altre, forse, gli erano state “regalate” dai compagni ai quali aveva fatto copiare i compiti!

Questi erano i rilievi e le preoccupazioni del maestro su Martino.

La mamma allora ha pensato di risollevarne la stima, portando, un giorno che Martino era dagli zii, il suo diario dal maestro, per farglielo apprezzare.

 

diario lucia 1

 

Quello che è successo dopo, a scuola, non lo so. Il fatto è che Martino improvvisamente ha cambiato umore e carattere: si è chiuso in se stesso, era triste, non ti guardava in faccia…

A casa temevamo che avesse dei brutti propositi.

La paura e l’angoscia è aumentata quando una mattina, rifacendo il letto, al posto del diario, sotto il materasso, ho trovato una scatola con su scritto: ”Testamento di Martino. Da aprire solo dopo la morte” Per un attimo ho temuto che la situazione fosse più grave di quanto io stessa avevo pensato.

Ho preso la scatola e l’ho portata in cucina, dove ho chiamato anche papà, mamma e i nonni. Il coperchio era incollato e aprire la scatola significava andare contro l’esplicita prescrizione: “Da aprire solo dopo la morte”.

Aprire e richiudere come prima era quasi impossibile. Che fare?!

La situazione in casa con Martino quasi afono e sempre triste era però allarmante!

Il papà ruppe gli indugi e mi disse: “Apri!”.

Con le mani che mi tremavano sollevai il coperchio e lo sguardo meravigliato, quasi estasiato, di tutti noi, si fissò su quella… “COSA puzzolenta” (che anche i gatti seppelliscono subito) come fosse stato un regalo stupendo!

Leggendo poi il foglio all’interno della scatola, ho capito che ad essere messa sotto accusa ero solo io. Il motivo della crisi in cui era piombato Martino era chiaro e io l’avevo provocata. Anche i miei cominciarono a criticarmi per quello che da tempo facevo, senza che loro lo avessero disapprovato.

Don Matteo in confessione mi ha detto che non basta pentirsi del male commesso, ma che occorre, nei limiti del possibile, porvi rimedio. Quello che avevo fatto era grave, perché avevo ferito dentro, se non ucciso, la fiducia e l’ingenuità di un fanciullo, di Martino.

Cara Sissi, io stessa, ho riflettuto, sarei molto contrariata se altri, a mia insaputa, controllassero quello che ti confido!

Ho chiesto perdono al Signore e, piangendo, anche a Martino e solo dopo che lui mi ha espressamente perdonato e abbracciato, ho potuto anch’io nuovamente sorridere.

Un sospetto però si è via via sviluppato nella mia mente.

Forse una volta, infatti, avevo dimenticato sul comodino, dopo averla riletta per l’ennesima volta, la lettera, normalmente ben nascosta sotto la biancheria, in cui il mio Mario mi dichiara il suo amore, definendomi “tesoruccio”, “colombina mia”, “amore mio”, “mia gioia”...

Sono espressioni bellissime, ... che mai nessuno prima in famiglia aveva usato con me!

Ultimamente però anche Martino le utilizza, chissà perché, specialmente quando c’è Mario...

Ogni volta che lo fa, io provo un brivido e il mio moroso mi guarda con severa aria interrogativa!

 

2026  Piersilvio Brotto  -- Webmaster Giuseppe Pierobon

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