Diario di Martino

Nonno Francesco e il pappagallo

Immagine1b“Nonno,… nonno,… nonno…!”…lo chiamavo, ma lui sembrava non sentirmi.

Era pallido, aveva la fronte perlata di sudore e una smorfia di dolore stampata sul viso…

Il nonno si era accasciato sotto il vecchio gelso, dove tante volte ci eravamo fermati, all’ombra, per assaporare le more…

Dopo aver tentato inutilmente di risvegliarlo scuotendolo, corsi a casa con il cuore in gola e appena vidi qualcuno, forse il papà, gli indicai, quasi senza riuscire a emettere suono, il gelso più rigoglioso della “piantà dei morari”, poi mi uscì, quasi come un rantolo, la frase: “El nono….sta mae!”.

Il primo ad arrivare sul posto fu il papà, poi sopraggiunse la mamma e infine la nonna. Il nonno sembrava dormire, quasi non respirava ed era bianco, quasi grigio, in volto.

Leggi tutto...

Le Piccole Dolomiti dipinte e le uova strapazzate

(scritto, si presume, negli anni ’50) a cura di Piersilvio Brotto

 Immagine4

Caro Diario,
tu lo sai che a me piace andare a scuola più d’inverno che in primavera, ma non ti ho mai detto il perché. Lo capiresti facilmente se tu venissi con me quelle mattine d’inverno, quando il gelo nelle fredde e lunghe notti dipinge incantevoli arabeschi sui vetri della nostra aula. Durante il percorso da casa a scuola, con i compagni che via via incontro, formo un piccolo gruppo: è stupendo ‘slissegare’ a gara con le nostre ‘sghelmare’, sulla strada ghiacciata o sul ‘fontanon del diavoeo’, che sembra una lastra di vetro.

Leggi tutto...

Andando scoea, s’impara on saco de robe… e anca tornando casa!

(scritto, si presume, negli anni ’50) a cura di Piersilvio Brotto

23 aprile

“Andando scoea s’impara on saco de robe“, ho risposto a Menego, e poi, rivolto verso Paolino, mio compagno di scuola e di giochi, ho aggiunto ”… e anca tornando casa!”

Detto questo abbiamo ripreso a rincorrerci per l’aia e così abbiamo lasciato Menego in preda a qualche interrogativo sul senso di questa frase appioppatagli dopo la sua solita provocazione:

- ‘sta matina, ‘ndando al marcà, a go visto on toseto co ‘a sacheta so ‘e spae, che pianxea e pianxea, caminando pianeo verso scoea.

- Parchè te pianxi, bel puteo?, a ghe go domandà.

- Parchè xe finie ‘e vacanse de Pasqua…!

“Mi me piaxe andare scoea”, avevo risposto secco secco, anche se le vacanze, a dire la verità, mi piacciono molto di più.

Leggi tutto...

San Martino, nonna Lida e gli ‘spiriti’

(scritto, si presume, negli anni ’50) a cura di Piersilvio Brotto

Caro Diario,

Immagine1ieri il maestro ci ha raccontato la storia del soldato Martino che divise il suo rosso mantello con un mendicante.

Nel pomeriggio ho avuto la settimanale adunanza in patronato e don Matteo, dopo l’incontro, per festeggiare San Martino, ci ha offerto castagne calde portate dalla mamma di un nostro compagno. Abbiamo riso e scherzato e ci siamo fermati più a lungo del solito.

Quando ho inforcato la bici per tornare a casa, era ormai buio e io ho voluto dimostrare a me stesso che non ho paura di passare da solo, di sera, davanti al cimitero.

Leggi tutto...

La BEFANA me gà cojonà, i grandi me gà copà el MAS’CIO, ma la MARIA se xé ricordà…

(scritto, si presume, negli anni ’50) a cura di Piersilvio Brotto

Santa Pasqua

Caro Diario,
finalmente mi sento sollevato da un peso che mi ha reso triste per mesi.

Ieri era il Venerdì Santo e sono andato a confessarmi. Davanti al confessionale di Don Aldo c’era una fila lunghissima di bambini e adulti. Il cappellano prima ha confessato i giovani e poi gli anziani.

Prima di mettermi in fila, sono rimasto a lungo davanti al Sacro Sepolcro a guardare le ferite di Gesù e a fare l’esame di coscienza: ho deciso di confessare nuovamente il mio peccato più grosso, che riguarda ben quattro comandamenti, il quarto, il sesto, l’ottavo e il nono.

 

Leggi tutto...
2026  Piersilvio Brotto  -- Webmaster Giuseppe Pierobon

Su questo sito usiamo cookie. Navigando accetti!         ok