Diario di Martino

I mas’cieti ga ciapà “la ziatica”

12° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Tra le varie stagioni, caro Diario, non so quale preferire, perché in realtà mi piacciono tutte.

La primavera mi piace perché a marzo, nei giorni di sole, comincio ad andare scalzo per i prati: è bello sentire l’erbetta che ti accarezza i piedi, anche
se la terra è ancora umida e fredda.

Poi, la sera, che incanto stare davanti al falò con gli altri ragazzi e osservare le faville che volano veloci verso il cielo, mentre il fuoco crepita e scoppietta!

Ad aprile vado a pescare , con Renato, marsoni, spinose, cagne e lamprede.

A giugno arriva l’estate, con il sole che quasi ti acceca.

I miei piedi amano sentire la terra che scotta, quando le spighe di frumento, color giallo dorato, sono già mature, pronte per la mietitura.

A luglio vado a caccia con la fionda lungo siese e piantà.

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La Pina se xe maridà

11° episodio (scritto, si presume, negli anni ‘50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Maggio è il mese della Prima Comunione e qualche volta dei matrimoni.
E così anche mia cugina Giuseppina “la ga cavà la baea de oro”. L’ha detto la zia Fernanda che di queste cose se n’intende.
Caro Diario, devi sapere che la Giuseppina ha sposato un ricco agricoltore, figlio unico. Lui abita in un paese confinante con il nostro e l’ha conosciuta tramite un amico di famiglia che all’inizio ha fatto da mediatore fra i due, consegnando a ciascuno dei due le lettere che l’uno e l ‘altra si scrivevano.
Anch’io sono andato al matrimonio, al quale era stata invitata tutta la mia famiglia. A casa si è discusso molto su chi avrebbe effettivamente partecipato alla cerimonia in chiesa e poi al pranzo in trattoria dalla ‘Nineta’. Nonno Francesco e nonna Lida si sono subito tirati fuori, perché ‘stare-tuto el dì in giro’ li avrebbe stancati troppo. Il papà invece ogni pomeriggio ha un impegno al quale non può rinunciare: deve dare da mangiare e poi mungere le mucche. Come fare se il pranzo del matrimonio dura fino alle undici di sera? E’ vero che alle cinque c’è una pausa che dura un paio di ore, ma non è sufficiente per tutto il suo lavoro “e dopo el regaeo te toca farlo lo stesso, anca se non te te fermi fino a la fine!“

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Stare incucià me ga fato vegnere ‘na roba che no’ posso dire!

10° episodio (scritto, si presume, negli anni ’50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

“Varda Martin… varda quanto sorgo che gavemo in granaro!”

Ero salito con nonno Francesco in granaro per riempire una cesta di scataroni da bruciare nella cucina economica e lui, tutto raggiante, mi ha fatto osservare che mai come quest’anno la stagione era stata ricca di frutti.

Le pannocchie di mais, infatti, belle gialle, coprivano quasi tutto il granaro.

Erano stati il papà e Marco a portare su a spalle i sacchi riempiti nel campo e a svuotarli sul solaio, formando uno strato alto trenta centimetri.

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Domenega gavemo magnà el capeo del prete

9° episodio (scritto, si presume, negli anni ’50)

A cura di Piersilvio Brotto

 

Caro Diario,

tutto pensavo che si potesse fare, tranne che magnare el capeo del prete.

Qualche volta avevo sentito nonno Francesco parlare con orrore dei magnapreti, ma avevo drizzato le antenne solo quando, dai discorsi della nonna, avevo intuito che noi, la domenica, avremmo mangiato nientemeno che el capeo
del prete.

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Il bacio... interrotto

(scritto, si presume, negli anni ’50) A cura di Piersilvio Brotto

Caro Diario,
oggi ti voglio raccontare della sagra in paese, che è la festa che mi piace di più.

L’anno scorso ci sono andato con Attilio, il mio amico preferito, ma solo un’oretta al pomeriggio della domenica e ci siamo divertiti a guardare i grandi che sparavano con le carabine a pressione ad oggetti messi come premio e , se li colpivano, se li portavano a casa, mentre noi ci siamo limitati a  spararci con le pistole ad acqua, rincorrendoci per la piazza. Quest’anno invece ho potuto assistere ai giochi d’artificio, che l’anno scorso ho potuto ammirare solo dalla finestra del granaio.

L’altra sera alla sagra ci sono andato con mia sorella Lucia e il suo moroso.

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